Ingredienti: 1 Kg di pomodori maturi, 1 peperone verde, 1 cetriolo, 3 o 4 cucchiai d´olio d´oliva, sale, 1 spicchio d´aglio, un po´di aceto q.b. acqua.
Preparazione : Tagliate i pomodiri e il peperone, pelate il cetriolo e tagliatelo anche. Mettete i pomodori , il peperone e il cetriolo tagliati e spezzati nel vaso di trittare. Aggiungete il sale (non molto) , l´olio , l´aglio e l´aceto. Poi, tritate nel vaso fino a d ottenere un impasto, rovesciatelo nella ciotola e aggiungete acqua al gusto; regolate il sale e l'aceto. Se volete scolate.Si può prendere in piatto o in bicchiere.Per accompagnarlo al piatto, prendete alcuni pezzi di pomodoro senza semi, peperone e cetriolo e tagliateli a dadini e aggiungeteli al piatto.Dovete mangiarlo freddo ma non gelato.
Andres Martí
RAGÙ
Ingredienti: 500 gr. di carne di vitello a pezzittini 1 cipolla 2 carote 1 scatola di pomodoro di 500 gr. 1 bicchiere di vino bianco Sale Pepe
Preparazione: Tagliare a pezzittini le carote e la cipolla. Far rosolare il tutto in un po´ d´olio di oliva. Quando sono ben rosolate aggiungere la carne di vitello. Poi, mescolare bene e far cuocere. Salare e aggiungere un po´di pepe. Aggiungere il bicchiere di vino bianco. Aspettare che il vino sia ben evaporato e dopo, aggiungere la scatola di pomodoro. Far cuocere a fuoco lento per un´ora e mezza o due ore.
Mar Soldevila
FRITTELLE DI CARNEVALE Ingredienti: 500 gr. di farina 150 gr. zucchero 4 uova 2 bicchieri di latte scorza di limone 1 bustina di lievito Sale Cannella
Preparazione:
Unite le uova intere e 150 gr. di zucchero. Mescolate fino ad ottenere una spuma e aggiungete un po’ di sale e la scorza di limone, la cannella che volete, 2 bicchieri di latte e 500 gr. di farina.Mischiate tutto fino ad ottenere una massa omogenea e unite il lievito.Formate delle frittelle con il cucchiaio e mettetele nell’olio bollente. Unavolta cotte, asciugate e servitele con un po’ di zucchero.
Arantxa Camarena
mercoledì 2 dicembre 2009
VIII CONCERTO DELL'EOI DI GANDIA
Maria Velasco......Soprano Cristina Aguilera.... Violoncel Telmo Gadea.....Clave
Palau de González de Quirós, Gandia.
Dimarts 15 de desembre de 2009, 19.00 hores.
Organitza el Departament d’Italià de l’EOI de Gandia.
Col.labora la Regidoria de Cultura de l’Ajuntament de Gandia.
Le bancarelle tra il profumo del pane appena sfornato, l'aroma del vin brulè e delle frittelle di mele. Lo shopping pre natalizio nelle Alpi si fa così, tra statuette di legno, decorazioni, calde pantofole e piccoli strumenti musicali.
Le bancarelle come baite di montagna, il profumo appetitoso del pane appena sfornato, insieme all’aroma del vin brulè e delle frittelle di mele, ad accompagnare uno shopping nella tradizione artigianale delle Alpi, tra statuette di legno, decorazioni, calde pantofole e piccoli strumenti musicali. Mentre il trenino elettrico diverte i bambini e le bande musicali in costume suonano melodie in pieno stile di Natale.
Comincia la festa. E' l'atmosfera che regala la rassegna dei Mercatini di Natale in Alto Adige/Südtirol, che dal 26 novembre coinvolge le cinque cittadine dolomitiche legate a questa storica tradizione. Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno, diventano le tappe di un suggestivo viaggio alla riscoperta dell'originario spirito natalizio con le sue tradizioni tipicamente alpine.
Dal Calendario dell'Avvento (dal primo al 25 dicembre), dove ogni finestrella viene aperta con concerti di cori, spettacoli a tema e letture di fiabe, alla Festa di San Nicolò (6 dicembre) preceduta il giorno prima dalle scorribande dei terribili diavoletti Krampus, tenuti a bada dai sacchetti rossi pieni di dolci e frutti.
Ecco il mercatino.
A Bolzano. La porta delle Dolomiti, dal 26 novembre al 23 dicembre, si trasforma in una vera città del Natale. Piazza Walther, col suo monumento dedicato a Walther von der Vogelweide, viene invasa da un esercito di 80 tradizionali casette a forma di baita di montagna, e il centro storico diventa il Mercatino dell'Artigianato e della Solidarietà (con gli oggetti presentati da varie associazioni onlus). E' qui che si possono scoprire gli oggetti di antica produzione locale, secondo un ferreo regolamento: dalle statuette in legno alle decorazioni, dai dolci tradizionali agli accessori d'abbigliamento (pantofole e cappelli), dalla cartoleria, ai piccoli strumenti musicali e candele decorate.
Ghiottonerie. Alla gastronomia capitanata dagli spicchi di Strudel, si aggiungono i divertimenti per i bambini tra il viaggio sul trenino elettrico, le giostrine, lo show di marionette, e la passeggiata in carrozza per le vie del centro storico. Non mancano le novità, come la baita riservata a forno a legna in vecchio stile dove esperti fornai lavoreranno le pastelle per ricavare il pane di antica tradizione tirolese, come il il più curioso, lo Schuettelbrot gustato soprattutto con lo Speck. Altra piccola novità, un presepe in fedele versione rustica alpina con la Sacra Famiglia dentro una di montagna.
I mercatini in Italia
Il tour dei mercatini. E' possibile effettuare il tour dei Mercatini originali dell'Alto Adige, attraverso un percorso suggestivo delle"cinque stelle”, lungo 135 chilometri, magari da gustarsi con il nuovo treno panoramico dell'Alto Adige, tipico di un viaggio "slow & cheap" (suggerita la mobilcard che consente l'utilizzo gratis dei mezzi pubblici da 3 a 7 giorni, acquistabile nella zona di vacanza scelta, www.mobilcard.info).
Merano. Con le sue famose terme, abbina la scoperta delle bancarelle con le loro pregiate produzioni artigianali dal 27 novembre 2009 al 6 gennaio, al piacere del benessere termale. Vipiteno, col suo medievale centro storico dominato dall'alta Torre delle Dodici, sfoggia dal 27 novembre al 6 grnnaio, un mercatino ricco di sorprese gastronomiche tra Zelten con canditi, e strudel di mele.
lunedì 16 novembre 2009
Letteratura come educazione al sapere
di Azzurra Pitruzzella step1, 15 Nov. 2009
“La passione predominante” è l’ultimo libro di Giulio Ferroni, presentato presso l’auditorium dei Benedettini. Letteratura come stimolo alla conoscenza ed educazione critica al sapere, questo il tema trattato dall’autore
"Non un altarino privato della memoria ma espressione di un valore più generale”. Con queste parole Nunzio Zago, docente della facoltà di Lingue e letterature straniere di Catania, introduce l’ultimo lavoro di Giulio Ferroni, critico militante e ordinario di letteratura presso l’Università “La Sapienza” di Roma. “La passione predominante”, questo il titolo del libro presentato giovedì 12 novembre presso l’auditorium del Monastero dei Benedettini. A esporre riflessioni, angolature e contenuti del libro sono intervenuti i professori Antonio Di Grado e Fernando Gioviale, della facoltà di Lettere e filosofia, e la professoressa Rosa Maria Monastra, della facoltà di Lingue e letterature straniere.
Il libro è frutto di una riflessione dell’autore sulla passione che lo accompagna sin dall’infanzia, quella per la letteratura. L’occasione che lo ha spinto ad affrontare questo tema – racconta – è stata la proposta di Sergio Reyes di inserirlo all’interno della collana “Per passione” da lui progettata.
Il Professor Ferroni
“Il libro sollecita in chi lo legge immagini e ricordi come in una sorta di intrigante gioco di specchi”, commenta il professore Nunzio Zago. Il contesto è un momento storico difficile, ritrae un’Italia ricoperta di ferite, quelle dei due conflitti mondiali, il tutto proiettato in una prospettiva piccolo-borghese in cui i personaggi e gli oggetti più umili diventano eroi e gioielli di un mondo rigorosamente personale. Ma la vera protagonista del libro resta comunque la passione letteraria. “Passione precoce e assorbente che allevia le delusioni e le malinconie personali e politiche; passione che vaccina contro le rigide barriere accademiche”, così il professor Zago sottolinea l'intento dell’autore nel porre l’accento sul "grido di angoscia dalla letteratura contemporanea".
Il libro “suscita una memoria imprevedibile ed emozionante”, aggiunge il professore Antonio Di Grado. “E’ l’umiltà il valore dominante che si cela dietro ogni singolo avvenimento”, commenta poi. Sul fastidio dell’autore per lo “specialismo”, soprattutto accademico, e la conseguente necessità di un ritorno a un sapere enciclopedico dello studioso si sofferma invece il professore Fernando Gioviale.
La passione letteraria trasfigurata nella personalità dello stesso autore, è l’aspetto focalizzato dalla professoressa Rosa Maria Monasta secondo cui “risiede proprio nella passione la radice del malessere di Giulio Ferroni. Questa provoca poi nel lettore una cieca volontà di leggere tutti i libri, un desiderio smisurato, quasi demoniaco”.
“La letteratura e la cultura non devono essere esibizione”, sostiene infine l’autore, rievocando una forte esigenza di umiltà, quella stessa umiltà che suscita il senso di insufficienza necessario ad accendere la passione in ognuno di noi. “Bisogna essere educati a discriminare democraticamente. La cultura sta dentro un universo intasato e la letteratura deve saperci educare”, le parole dell’autore a chiudere l’incontro.
9 novembre 2009. Per celebrare il ventesimo anniversario dalla caduta del muro di Berlino pubblichiamo le parole tratte dal blog del cantautore catanese Cesare Basile, in un racconto di gioventù, amore, matrimonio, rock and roll e libertà
Mi ha svegliato la sete. Dopo non sono più riuscito a dormire. L’orologio sul cellulare segna le sei e mezza. Milano per strada è già in movimento. I tram. Le auto. Nessuna voce. Al mattino presto non si sentono le voci degli uomini a Milano. Solo le cose in movimento. La macchina ricomincia a battere e in lontananza l’eco di un martello su un tetto, da qualche parte.
Cesare Basile in concerto
Alla ricerca del sonno mi trovo piuttosto a giocare una partita coi ricordi che improvvisamente si mettono a rimbalzarmi nel cervello. E’ il festino dei blues. Quest’ora appartiene a loro. Piccoli e sguaiati spiritelli di vecchia compagnia. Mi portano in giro acquattati negli angoli di questa mansarda. Mio padre che mi aspetta alla stazione centrale di Milano, ventanni fa, era Settembre e faceva già freddo, era mattina presto. Io che ritorno da Berlino senza un soldo in tasca con il biglietto scroccato all’ambasciata Italiana. Mi sposo, gli dico, mi sposo con una ragazza di Berlino Est che vuole andarsene via da quel posto. L’ho sposata. Il Muro è caduto qualche mese dopo. L’unico matrimonio della mia vita si è consumato in un vecchio palazzo di Berlino Est insieme a gente che non avevo mai visto, come mia moglie del resto, conosciuta il giorno delle nozze. Mi aveva parlato di lei un’amica dell’Ovest. E io le avevo detto: certo che la sposo. Giovane, ubriaco e suonavo in una band di rock and roll. Non potevo non farlo. Avevo provato a incontrarla ma le guardie di frontiera mi avevano bloccato alla stazione della Friedrichstrasse, perquisito, trovato con in tasca una richiesta ufficiale di matrimonio con la mia firma. Dove hai conosciuto questa ragazza? Mi chiedono. A un concerto di Rod Stewart in Ungheria, rispondo. Sono rimasto chiuso in una stanza con tavolo e sedie bullonate al pavimento. Nudo e senza documenti. Ho preso due ceffoni e mi hanno rispedito indietro. Alla fine l’ho sposata. Ci eravamo scritti finte lettere d’amore per mesi a documentare la nostra relazione. La festa fu indimenticabile. Prenzlauerberg, Berlino Est, affogava nella birra. Sono tornato a trovare mia moglie il giorno dopo. Non potevo fermarmi a dormire, avevo un permesso per il matrimonio che scadeva a mezzanotte. Sono tornato il giorno dopo e l’ho trovata seduta sul tetto insieme a un paio di amiche. Che fate quassù? Le ho chiesto. Ci veniamo sempre quassù sui tetti, mi dice, da quassù il Muro non è così alto. Poi abbiamo fatto l’amore. Io stavo appena cominciando a capire cos’era tutta quella storia.
"Il pomodoro oggi si ritrova in ogni sugo, anche dove non c'entra nulla, come sul pesce o nel nero di seppia. Il pomodoro è il vero simbolo nazionale. Se un italiano ha una macchia sulla camicia, è una macchia di pomodoro". Lo afferma Beppe Severgnini, e infatti ha ragione, in cucina oltre alla pasta, il re è il pomodoro: sulla pizza, con le melanzane, nell'insalata, con la mozzarella... Originario dell'America Latina, fu per molto tempo coltivato a scopo ornamentale visto che si credeva non fosse commestibile.
Conserva di pomodoro
Con l'inizio del 900, iniziò la coltivazione intensiva assieme alla trasformazione e la conservazione industriale. Ormai chi immagina la vita senza i pomodori? Salsa di pomodoro: la ricetta 3 kg di pomodori perini 8 spicchi d'aglio 10 foglie di basilico 5 cucchiai di olio extra vergine d'oliva sale Lavate i perini e metteteli in acqua bollente per 5/8 minuti. Scolateli e levate loro la buccia. Tagliateli a pezzetti e metteteli a scolare per un'ora. Io non li passo e non tolgo i semini perché mi non mi piace molto la consistenza da conserva/passata di pomodoro. Scaldate l'olio e l'aglio in una grande pentola di acciaio e poi versate i pomodori. Coprite e lasciate cuocere a fuoco bassisimo (meglio ancora se avete un diffusore di calore) per almeno tre ore. Mescolate di quando in quando. Spegnete il fuoco, unite il basilico (qualche peproncino se vi piace), salate e lasciate lì per una notte. In questo modo la salsa, bella densa, si insaporirà per bene. Il giorno dopo riportate a bollore e invasate in barattoli caldi e precedentemente sterilizzate (capsule nuove mi raccomando). Girateli, dopo un'ora rimetteteli dritti e copriteli con un canovaccio o con una coperta ... dopo un po' sentirete il clic del sottovuoto. Se non vi fidate bollite i vasetti come si fa per le marmellate, ma l'acido naturale del pomodoro e la lunga cottura uccidono le spore del botulino.
Diffuso attraverso la rete Internet un video, che riprende l’esecuzione in diretta avvenuta nel quartiere Sanità di Napoli lo scorso 11 maggio 2009.
E’ stato ripreso da una telecamera l’omicidio avvenuto nel mese di maggio che vede coinvolto Mariano Bacio Terracino, fedelissimo rapinatore del clan Misso, accusato sia dell’omicidio di uno dei boss Moccia, che di una relazione con la moglie di un luogotenente di camorra. Questi, secondo gli inquirenti, le motivazioni che hanno spinto i mandanti a firmare la condanna a morte del Terracino, giustiziato con 3 colpi di pistola alla nuca ed alla testa, da un freddo ed esperto killer, che si dilegua immediatamente dopo l’esecuzione avvenuta in pieno giorno. Il video, finora a disposizione delle forze dell'ordine, è stato reso pubblico, assieme ad un appello dei carabinieri che chiedono, a tutti coloro sappiano qualcosa, di aiutare ad identificare i colpevoli. Come prevedibile il video in pochissime ore è già spopolato su siti come YouTube e Facebook. Consapevoli della forte omertà che aleggia a Napoli, gli investigatori sperano di trovare utili informazioni proprio sul social network, all’interno del quale utenti con nome fittizio, potrebbero rilasciare importanti informazioni che possano dare un’importante svolta alle indagini.
Le immagini sono durissime e abbiamo deciso di non mostrarle "in diretta". Potete vederle qui, con un commento di Roberto Saviano. Coraggio!
Dopo l'omaggio alla XXX Mostra del Cinema del Mediterrani a Valencia, vi proponiamo l'ultimo film di Giuseppe Tornatore, in proiezione in Italia da quasi un mese: “ Baarìa”, il nuovo film di Tornatore candidato all'Oscar riempie le sale cinematografiche ma divide critica e pubblico, “steppini” compresi. Dopo le perplessità, ecco gli elogi - Tra le tessere di Baarìa
C'è chi lo ha definito il nuovo capolavoro di Tornatore. C'è chi, invece, si aspettava di più, pur chiarendo che i brutti film sono senz'altro altri. C'è chi ne ha evidenziato la raffinata capacità evocativa e chi è rimasto deluso da una trama definita “abbozzata” e poco coinvolgente. Sta di fatto che Baarìa non è di certo passato inosservato. E per verificarlo basta cliccare su un qualsiasi motore di ricerca, che in pochi secondi visualizzerà una miriade di recensioni.
“Baarìa” è l'antico nome fenicio della città siciliana di Bagarìa o, per dirla alla Tornatore, «Baaria è un suono antico, una formula magica, una chiave. La sola in grado di aprire lo scrigno arruginito in cui si nasconde il mio film più personale». Lo stesso film con cui il regista ha voluto omaggiare la sua terra natìa. Una scelta che sembra fatalisticamente contenuta nello stesso cognome del regista, che quasi allude all'ineluttabilità del “tornare” alle radici.
Giuseppe Tornatore
Come ben sanno coloro che cresciuti in un piccolo borgo, raccontare un paese altro non significa che raccontare una strada: il corso principale. «Percorrendolo avanti ed indietro per anni, puoi imparare ciò che il mondo intero non saprà mai insegnarti», ha dichiarato lo stesso Tornatore.
Che sia questo che i critici più critici non hanno colto? Perché non sembra affatto che il regista voglia raccontare il decennio fascista, né il fermento del '68 in Sicilia. Tornatore mette in scena Baarìa, la sua trasformazione, il suo divenire nel tempo come fosse un essere in carne ed ossa. Tornatore ambienta, contestualizza, dimensiona; dice tutto ma non racconta niente. E questo giustifica le sue scelte, ad esempio quella di servirsi - per il ruolo di protagonisti - di due attori cinematograficamente sconosciuti, ma in grado di parlare il dialetto. O quella di impiegare il cast più popolare (da Roul Bova a Leo Gullotta, da Monica Bellucci a Beppe Fiorello, da Vincenzo Salemme ai comici Ficarra e Picone) per i ruoli minori: le innumerevoli voci del paese.
A Baarìa, Peppino (Francesco Scianna) e Mannina (Margareth Madè) si amano. Non come si ama oggi; bensì come solo allora si poteva fare: senza grandi promesse e con poche parole, che forse poi è l'unico modo di amare davvero. Si amano tanto da “sfidare” l'ostilità della famiglia di lei, non proprio lusingata dal dover concedere la propria figlia ad un “pecoraro”, vale a dire ad un pastore. Uniti in matrimonio, Peppino e Mannina non esitano ad allargare la famiglia, generando una prole numerosa: la terza generazione del film. La difficoltà di sbarcare il lunario, però, non impedisce a Peppino di coltivare le sue velleità politiche e di militare nel partito comunista, nella speranza di ricoprire finalmente un ruolo di sostanza.
Intorno a questa vicenda familiare Tornatore costruisce un mondo pittoresco, poetico proprio perchè realmente esistito. Non occorre molta fantasia, infatti, perché Baarìa diventi qualunque altro paese della Sicilia antica, nel quale ritrovare quel mondo tante volte “ascoltato” nei racconti di chi c'era, quasi fino ad incontrarvi quel nonno mai conosciuto.
Un film che non rivela nuove grandi verità, ma che ne recupera di piccole dal passato, raccontando di quando la politica si faceva ancora in piazza - e non a “Porta a porta” - di quando Mina riuniva in casa le famiglie e di quando votare a sinistra conteneva ancora la certezza di schierarsi politicamente contro la mafia. Eppure Tornatore un piccolo parallelismo con la Sicilia di oggi l'ha concesso. La scena di riferimento è quella degli americani giunti a liberarci dal fascismo, predisposti ad imparare il dialetto anzicchè l'italiano. E'quanto tutt'oggi accade alle badanti dell'Est giunte ad accudire i nostri anziani. Se non ci credete, provate a chiedere loro cosa significa “cipudda”!
Questo blog è diretto agli studenti di italiano e ha pertanto scopo educativo. Ringraziamo gli autori e le autrici dei testi, delle foto e dei video Internet che appaiono sul blog, il quale non ha nessuno scopo di lucro.