mercoledì 21 gennaio 2009

Di razza ce n'è una sola. Quella umana

Manifesto degli scienziati antirazzisti 2008

Roma - Il 5 settembre 1938 il Re d'Italia Vittorio Emanuele III promulgava le leggi razziali frutto del "Manifesto degli scienziati razzisti" (pubblicato sul "Giornale d'Italia" il 14 luglio 1938 e sul periodico "La difesa della razza" il 5 agosto 1938). A distanza di 70 anni da quel tragico e vergognoso evento, un gruppo di scienziati italiani ha preso una iniziativa altamente significativa.


I. Le razze umane non esistono. L'esistenza delle razze umane è un'astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze "psicologiche" e interpretate sulla base di pregiudizi secolari. Queste astratte suddivisioni, basate sull'idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in "migliori" e "peggiori" e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi.


II. L'umanità, non é fatta di grandi e piccole razze. È invece, prima di tutto, una rete di persone collegate. È vero che gli esseri umani si aggregano in gruppi d'individui, comunità locali, etnie, nazioni, civiltà; ma questo non avviene in quanto hanno gli stessi geni ma perché condividono storie di vita, ideali e religioni, costumi e comportamenti, arti e stili di vita, ovvero culture. Le aggregazioni non sono mai rese stabili da DNA identici; al contrario, sono soggette a profondi mutamenti storici: si formano, si trasformano, si mescolano, si frammentano e dissolvono con una rapidità incompatibile con i t
empi richiesti da processi di selezione genetica.

III. Nella specie umana il concetto di razza non ha significato biologico. L'analisi dei DNA umani ha dimostrato che la variabilità genetica nelle nostra specie, oltre che minore di quella dei nostri "cugini" scimpanzé, gorilla e orangutan, è rappresentata soprattutto da differenze fra persone della stessa popolazione, mentre le differenze fra popolazioni e fra continenti diversi sono piccole. I geni di due individui della stessa popolazione sono in media solo leggermente più simili fra loro di quelli di persone che vivono in continenti diversi. Proprio a causa di queste differenze ridotte fra popolazioni, neanche gli scienziati razzisti sono mai riusciti a definire di quante razze sia costituita la nostra specie, e hanno prodotto stime oscillanti fra le due e le duecento razze.


IV. È ormai più che assodato il carattere falso, costruito e pernicioso del mito nazista della identificazione con la "razza ariana", coincidente con l'immagine di un popolo bellicoso, vincitore, "puro" e "nobile", con buona parte dell'Europa, dell'India e dell'Asia centrale come patria, e una lingua in teoria alla base delle lingue indo-europee. Sotto il profilo storico risulta estremamente difficile identificare gli Arii o Ariani come un popolo, e la nozione di famiglia linguistica indo-europea deriva da una classificazione convenzionale. I dati archeologici moderni indicano, al contrario, che l'Europa è stata popolata nel Paleolitico da una popolazione di origine africana da cui tutti discendiamo, a cui nel Neolitico si sono sovrapposti altri immigranti provenienti dal Vicino Oriente. L'origine degli Italiani attuali risale agli stessi immigrati africani e mediorientali che costituiscono tuttora il tessuto perennemente vivo dell'Europa. Nonostante la drammatica originalità del razzismo fascista, si deve all'alleato nazista l'identificazione anche degli italiani con gli "ariani".


V. È una leggenda che i sessanta milioni di italiani di oggi discendano da famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio. Gli stessi Romani hanno costruito il loro impero inglobando persone di diverse provenienze e dando loro lo status di cives romani. I fenomeni di meticciamento culturale e sociale, che hanno caratterizzato l'intera storia della penisola, e a cui hanno partecipato non solo le popolazioni locali, ma anche greci, fenici, ebrei, africani, ispanici, oltre ai cosiddetti "barbari", hanno prodotto l'ibrido che chiamiamo cultura italiana. Per secoli gli italiani, anche se dispersi nel mondo e divisi in Italia in piccoli Stati, hanno continuato a identificarsi e ad essere identificati con questa cultura complessa e variegata, umanistica e scientifica.


VI. Non esiste una razza italiana ma esiste un popolo italiano. L'Italia come Nazione si é unificata solo nel 1860 e ancora adesso diversi milioni di italiani, in passato emigrati e spesso concentrati in città e quartieri stranieri, si dicono e sono tali. Una delle nostre maggiori ricchezze, é quella di avere mescolato tanti popoli e avere scambiato con loro culture proprio "incrociandoci" fisicamente e culturalmente. Attribuire ad una inesistente "purezza del sangue" la "nobiltà" della "Nazione" significa ridurre alla omogeneità di una supposta componente biologica e agli abitanti dell'attuale territorio italiano, un patrimonio millenario ed esteso di culture.


VII. Il razzismo é contemporaneamente omicida e suicida. Gli Imperi sono diventati tali grazie alla convivenza di popoli e culture diverse, ma sono improvvisamente collassati quando si sono frammentati. Così é avvenuto e avviene nelle Nazioni con le guerre civili e quando, per arginare crisi le minoranze sono state prese come capri espiatori. Il razzismo é suicida perché non colpisce solo gli appartenenti a popoli diversi ma gli stessi che lo praticano. La tendenza all'odio indiscriminato che lo alimenta, si estende per contagio ideale ad ogni alterità esterna o estranea rispetto ad una definizione sempre più ristretta della "normalità". Colpisce quelli che stanno "fuori dalle righe", i "folli", i "poveri di spirito", i gay e le lesbiche, i poeti, gli artisti, gli scrittori alternativi, tutti coloro che non sono omologabili a tipologie umane standard e che in realtà permettono all'umanità di cambiare continuamente e quindi di vivere. Qualsiasi sistema vivente resta tale, infatti, solo se é capace di cambiarsi e noi esseri umani cambiamo sempre meno con i geni e sempre più con le invenzioni dei nostri "benevolmente disordinati" cervelli.


VIII. Il razzismo discrimina, nega i collegamenti, intravede minacce nei pensieri e nei comportamenti diversi. Per i difensori della razza italiana l'Africa appare come una paurosa minaccia e il Mediterraneo è il mare che nello stesso tempo separa e unisce. Per questo i razzisti sostengono che non esiste una "comune razza mediterranea". Per spingere più indietro l'Africa gli scienziati razzisti erigono una barriera contro "semiti" e "camiti", con cui più facilmente si può entrare in contatto. La scienza ha chiarito che non esiste una chiara distinzione genetica fra i Mediterranei d'Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall'altra. Sono state assolutamente dimostrate, dal punto di vista paleontologico e da quello genetico, le teorie che sostengono l'origine africana dei popoli della terra e li comprendono tutti in un'unica razza.


IX. Gli ebrei italiani sono contemporaneamente ebrei ed italiani. Gli ebrei, come tutti i popoli migranti (nessuno é migrante per libera scelta ma molti lo sono per necessità) sono sparsi per il Mondo ed hanno fatto parte di diverse culture pur mantenendo contemporaneamente una loro identità di popolo e di religione. Così é successo ad esempio con gli Armeni, con gli stessi italiani emigranti e così sta succedendo con i migranti di ora: africani, filippini, cinesi, arabi dei diversi Paesi, popoli appartenenti all'Est europeo o al Sud America ecc. Tutti questi popoli hanno avuto la dolorosa necessità di dover migrare ma anche la fortuna, nei casi migliori, di arricchirsi unendo la loro cultura a quella degli ospitanti, arricchendo anche loro, senza annullare, quando é stato possibile, né l'una né l'altra.


X. L'ideologia razzista é basata sul timore della "alterazione" della propria razza eppure essere "bastardi" fa bene. È quindi del tutto cieca rispetto al fatto che molte società riconoscono che sposarsi fuori, perfino con i propri nemici, è bene, perché sanno che le alleanze sono molto più preziose delle barriere. Del resto negli umani i caratteri fisici alterano più per effetto delle condizioni di vita che per selezione e i caratteri psicologici degli individui e dei popoli non stanno scritti nei loro geni. Il "meticciamento" culturale é la base fondante della speranza di progresso che deriva dalla costituzione della Unione Europea. Un'Italia razzista che si frammentasse in "etnie" separate come la ex-Jugoslavia sarebbe devastata e devastante ora e per il futuro.
Le conseguenze del razzismo sono infatti epocali: significano perdita di cultura e di plasticità, omicidio e suicidio, frammentazione e implosione non controllabili perché originate dalla ripulsa indiscriminata per chiunque consideriamo "altro da noi".

Enrico Alleva, Docente di Etologia, Istituto Superiore di Sanità, Roma

Guido Barbujani, Docente di Genetica di popolazioni, Università Ferrara

Marcello Buiatti, Docente di Genetica, Università di Firenze

Laura dalla Ragione, Psichiatra e psicoterapeuta, Perugia

Elena Gagliasso, Docente di Filosofia e Scienze del vivente, Università La Sapienza, Roma

Rita Levi Montalcini, Neurobiologa, Premio Nobel per la Medicina

Massimo Livi Bacci, Docente di demografia, Università di Firenze

Alberto Piazza, Docente di Genetica Umana, Università di Torino

Agostino Pirella, Psichiatra, co-fondatore di Psichiatria democratica, Torino

Francesco Remotti, Docente di Antropologia culturale, Università di Torino

Filippo Tempia, Docente di Fisiologia, Università di Torino

Flavia Zucco, Dirigente di Ricerca, Presidente Associazione Donne e Scienza, Istituto di Medicina molecolare, CNR , Roma

20/1/2009

domenica 18 gennaio 2009

LUCA CARBONI, GLI SPIRITI LIBERI DELLE "MUSICHE RIBELLI"



Roma - (Adnkronos) - Gli "spiriti liberi" delle "Musiche Ribelli". Uscito il nuovo album, coprodotto con Riccardo Sinigallia, del cantautore bolognese: "Musiche Ribelli". Il nuovo album e' un "omaggio", afferma l'autore, ai cantautori italiani degli anni '70, "spiriti liberi", racconta Carboni, "che hanno lavorato per mettere in discussione la societa' di quel tempo e farci scoprire che esistevano ben pensanti e convenzioni".



Luca parla del nuovo album

Da Francesco De Gregori, con "Raggio di sole" e "La casa di Hilde", a Claudio Lolli, con "Ho visto anche degli zingari felici" (cantata in duetto con Sinigallia), passando per Edoardo Bennato, con "Vendero". Seguono Lucio Dalla, con "Quale allegria"; Pierangelo Bertoli, con "Eppure Sofia"; Enzo Jannacci, con "Vincenzina e la fabbrica", ed Eugenio Finardi, con "Musica Ribelle". Fino ad arrivare a Franco Battiato, con "Up patriots to arm", ed a Francesco Guccini, con "L'avventura". Carboni ha riletto i brani rielaborandoli completamente dal punto di vista musicale, quasi a farne degli inediti.


"Raggio di sole" di De Gregori

"Generalmente non amo cantare e impossessarmi di canzoni di altri -spiega il cantautore- perche' mi piace molto anche il ruolo, apparentemente piu' passivo, dell'ascoltare, ascoltare e' un'arte. E in questo album -sottolinea- ci sono appunto canzoni e autori che ho avuto la fortuna di 'ascoltare' da ragazzino, grazie al giradischi e al mangianastro dei miei fratelli piu' grandi".


"Ho visto anche degli zingari felici" di Carboni

Ecco, un po' di musica di autore. Buon profitto!

mercoledì 14 gennaio 2009

La bufala del ghiaccio in ripresa ricercatore costretto a smentire

La notizia era stata lanciata dai negazionisti, ma lo studioso tirato in ballo nega: "Quelli artici rispetto al 1979 sono diminuiti di un milione di km quadrati"
di VALERIO GUALERZI


ROMA - Guelfi e ghibellini, Coppi contro Bartali, Mazzola contro Rivera. In Italia, è stato ripetuto spesso, si finisce sempre per dividersi in due partiti. Quando si parla di riscaldamento globale il problema travalica però i confini nazionali e lo stesso atteggiamento di sterile contrapposizione investe tutto il mondo. Da una parte chi è persuaso che il mondo si stia rapidamente riscaldando per colpa delle attività industriali umane, dall'altra i negazionisti.

Due fazioni non esattamente simmetriche visto che della prima fa parte la crema della ricerca internazionale sul clima e si esprime attraverso studi posti al vaglio della comunità scientifica. Nella seconda ci sono invece pochi ricercatori outsider e molti polemisti di professione. Ma c'è anche una fazione più catastrofista del primo partito sempre pronta a interpretare qualsiasi segnale, per quanto ambiguo, a proprio sostegno e a duellare su questo terreno con i rivali negazionisti.

A fare le spese di questa contrapposizione sono quasi sempre i dati scientifici, strumentalizzati e tirati da una parte o dall'altra a discapito della loro neutralità e del necessario e faticoso sforzo per capirne realmente la portata. L'ultimo caso eclatante è stata la notizia del presunto recupero dei ghiacci artici usata in questi giorni per ridare fiato alle trombe dei negazionisti. Una caso da manuale del cortocircuito che può colpire l'informazione soprattutto nell'era di Internet.

La notizia, ripresa oltre che dai blog di mezzo mondo anche da giornali nazionali e agenzie di stampa, suonava più o meno così: a fine 2008, dopo la seconda peggiore perdita estiva di sempre (la peggiore fu nel 2007), il ghiaccio marino del Polo Nord ha conosciuto una ripresa vigorosa, tornando nientemeno che ai livelli del 1979. Dato che veniva attribuito alle misurazioni dell'autorovolissimo William Chapman dell'Università dell'Illinois e assolutamente incoraggiante rispetto ai timori di scioglimento totale dei ghiacci estivi nel volgere di pochi anni lanciato appena pochi mesi prima.

Le cose in realtà non stanno esattamente così. Innanzitutto non si trattava di uno studio di Chapman, ma di una valutazione (basta su dati raccolti dall'Università dell'Illinois) di un blogger, Michael Asher, che si limitava a chiedere allo scienziato dell'Illinois un commento nel quale lo studioso spiegava che effettivamente un recupero c'era stato e poteva essere attribuito a una particolare circolazione dei venti gelidi. Ma tanto è bastato a mettere in moto la macchina negazionista. Così alla fine Chapman è dovuto intervenire per mettere fine all'equivoco con una nota ufficiale pubblicata sul sito dell'Università.

Innanzitutto, fa chiarezza lo studioso della criosfera, il dato comparativo non si riferisce ai ghiacci marini artici ma al valore globale che si ottiene sommando quelli di Polo Nord e Polo Sud, con i primi che rispetto al 1979 si riducono di quasi un milione di chilometri quadrati e i secondi che avanzano di circa 0,5 milioni. "Un dato - precisa - poco indicativo rispetto alle valutazioni sul riscaldamento globale in quanto la maggior parte dei modelli sulle previsioni degli effetti dei gas serra sulla criosfera prevedono gli effetti maggiori sull'estensione estiva dell'artico e i dati registrati sono in linea con queste previsioni", mentre alcuni studi sottolineano che "uno degli effetti collaterali del riscaldamento globale può essere proprio un momentaneo incremento nell'estensione dei ghiacci antartici".

Chapman invita inoltre a tenere in considerazione che l'estensione è solo uno dei parametri di valutazione dei ghiacci e non necessariamente il più importante, visto che fondamentale è anche lo spessore, attualmente senz'altro minore rispetto a quello degli anni passati.
(14 gennaio 2009)

mercoledì 7 gennaio 2009

CANNAVARO SEMPRE CANNAVARO...

Sul governo Zapatero: «Bene il rinnovamento delle città, ma sui matrimoni gay...»

Cannavaro: «Gomorra? Nuoce all'Italia»

Il capitano azzurro in un'intervista: «Abbiamo già tante etichette negative, non fa bene alla nostra immagine»

Fabio Cannavaro (Reuters)
Fabio Cannavaro (Reuters)
MILANO - «Per il cinema italiano spero che "Gomorra" vinca l'Oscar. Ma non penso che gioverà all'immagine dell'Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative». A sostenerlo è Fabio Cannavaro in un'intervista al settimanale Chi. Il calciatore, capitano della Nazionale e oggi difensore del Real Madrid, teme soprattutto l'equazione Italia=Mafia. «È facile che un problema locale venga generalizzato - ha spiegato - Ancora oggi un mio compagno di squadra mi ha detto: "Italiano? Mafioso"».

«MATRIMONI GAY? NO, SONO ITALIANO» - Cannavaro, nell'intervista, ha affrontato anche altri temi. A proposito del premier spagnolo Zapatero, l'Azzurro sostiene che «la Spagna sta bene, ha investito nel rinnovamento delle grandi città». E sui matrimoni gay? «Mmmh, su quello, forse, sono più italiano...». Spazio anche al gossip, in particolare quello sul suo amico e collega Marco Borriello, attaccante del Milan, in crisi per la fine della storia con Belen Rodriguez dopo L'Isola dei famosi: «Marco è intelligente, gli faccio i complimenti perchè non ha fatto sceneggiate quando lei era sull' Isola: ha aspettato che tornasse e ha preso una decisione. Quando si riprenderà dall'infortunio, sarà decisivo per il Milan».



«IBRA? L'HO MASSACRATO» - Cannavaro non ha risparmiato una battuta sul collega Zlatan Ibrahimovic, candidato al "Pallone d'oro" del 2009: «Per ora, se vuole vedere il Pallone d'oro, deve venire a vederlo a casa mia, che l'ho vinto nel 2006! Quando giocavamo alla Juve, mi diceva: 'Hai vinto lo scudetto a 30 anni grazie a me, prima non avevi vinto nulla". Poi, dopo che ci siamo divisi, lui è andato all'Inter e io al Real, ho vinto un Mondiale, un Pallone d'oro, e due scudetti: l'ho massacrato!».



Ecco il perché

ARCIGAY - Ma le dichiarazioni del capitano azzurro hanno provocato la reazione dell'Arcigay. «Cannavaro riassume bene il machismo del calcio italiano: bello e prevedibile» afferma il presidente Aurelio Mancuso. «Ci rimarranno male i tantissimi maschi gay che ammirano da sempre le beltà partenopee del pallone d'oro - sottolinea Mancuso in una nota - nell'apprendere che a lui non piacciono i matrimoni gay, ma apprezza tutte le altre riforme spagnole. Così il mondiale calciatore ci ha sicuramente spezzato il cuore, per non dire di tutti gli abiti da sposi andati distrutti nelle ultime ore. Le sue opinioni, che fanno il paio con quelle dell'altro sexy simbol Gattuso, non ci faranno dormire per notti intere!».

Corriere della sera 6/1/2009

E voi che pensate di queste dichiarazioni del calciatore?

domenica 21 dicembre 2008

NATALE IN PIAZZA

Natale tra bancarelle

I mercatini natalizi sono un appuntamento da non perdere. Molto suggestivi quelli del nord Europa, ormai sono diffusi anche in Italia. Ecco dove e quando



Si aprono i battenti, si accendono le luci e la strada buia si illumina di festa. Mille sfumature di colore tra i balocchi e la fragranza dei dolci in bella mostra sui banchi. Si aprono i mercatini di Natale con l'arrivo di dicembre e l'inizio dell'Avvento. Una tradizione che arriva dal NordEuropa, vecchia di centinaia di anni, e che ha già contagiato l'Italia tutta, dalle Alpi alla Calabria. Ma i mercatini più famosi e visitati restano quelli di Germania e Austria, che accolgono centinaia di migliaia di turisti ogni anno.


Dominano il rosso e il verde, i colori ormai tipici del periodo natalizio. Nei piccoli cottage di legno aperti sulle strade e sulle piazze di mezza Europa si può trovare di tutto, dalle statuette per i presepi alle palle per addobbare l'albero, angeli e pastori, idee curiose per i regali, pezzi unici di artigianato e tanti giocattoli. I mercatini oltre a costituire una piacevole visita e un notevole colpo d'occhio in un'atmosfera magica, sono anche un ricettacolo di tradizioni e oggetti che appartengono a un passato quasi mitico. Capita così che nei cuori dei bambini, anche se magari solo per qualche ora, burattini e trenini di legno prendano il posto di bambole fashion, videogames e mostri alieni.

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Quello di Norimberga è forse il mercato più antico e tuttora uno dei più grandi. Le sue origini ci riportano alla prima metà del XV secolo, e all'antica usanza di far regali ai bambini nella notte di Natale. Il Christkindlmarkt (mercato di Gesù bambino), comincia ogni anno il venerdì che precede la prima domenica di Avvento e termina la notte di Natale. Le caratteristiche bancarelle di legno ospitano centinaia di commercianti e i loro articoli natalizi: le classiche palle per l'albero, gli angeli, le statuette per il presepio e i Babbi Natale in uno spettacolare accostamento di sacro e profano.




Ovunque aleggia l'odore inconfondibile di wurstel e crauti e dei dolci tipici della cucina bavarese. Tanti, lungo tutto il mese, gli eventi e gli spettacoli organizzati nella città vecchia. A cominciare dall'inaugurazione che apre la manifestazione con l'angelo biondo, simbolo dell'Avvento a Norimberga, che saluta la piazza dal balcone della Frauenkirche.

Antica tradizione e memoria anche per il Christkindlmarkt di Monaco di Baviera. In Marienplatz nel XIV secolo si teneva il mercato di San Nicola, che nell'800 prese il suo nome e fisionomia attuale. La caratteristica forse più peculiare dell'Avvento a Monaco è il mercato del presepe di Rindermarkt, la piazza adiacente Marienplatz. Un evento che si ripete ogni anno dal XVIII secolo ed è forse il più grande della Germania dedicato alle statuette del presepio. Si può trovare di tutto, da Gesù bambino nella sua mangiatoia alle casette e i recinti dei pastori. Pezzi di artigiani d'oltralpe e altoatesini in vari materiali come la ceramica o il legno intagliato.


I tempi cambiano...

Per i filatelici un appuntamento da non mancare: dal 29 novembre al 7 dicembre l'annullo postale con il timbro del "Münchner Christkindlmarkt". A Innsbruck, in Austria, i mercatini di Natale sono addirittura cinque. Il principale, nel centro storico, circondato dai palazzi medievali, dove aleggia un'atmosfera da fiaba. Infatti gli appartamenti di alcuni palazzi storici diventano l'ambientazione delle tipiche fiabe tedesche, famose in tutto il mondo. Alzando lo sguardo si potrebbe addirittura scorgere Raperonzolo che scioglie fino alla strada la sua lunga treccia bionda… ma attenti ad avventurarvi nel vicolo dei giganti! In Marktplatz tanti allestimenti e spettacoli per bambini. E il 24 dicembre arriva anche San Nicola (il Babbo Natale della tradizione nordeuropea, per l'occasione in elicottero) col suo vestito rosso e tanti doni. Uno dei centri più suggestivi da visitare in piena atmosfera natalizia è senza dubbio Salisburgo, dove la colonna sonora del Natale, tra le luci e le delizie di panpepato è composta dalle campane che suonano a festa e dalle sinfonie del più grande compositore di tutti i tempi, Wolfgang Amadeus Mozart, che nacque proprio qui tra le cime austriache. Se si oltrepassa il traforo del Brennero l'atmosfera cambia di poco. La lingua resta pressoché la stessa e le tradizioni non mutano. Il freddo pungente, la neve e l'aroma del vin brulè creano una sorta di continuità con le fiere d'oltralpe.


Bianco Natale con Irene Grandi

I primi ad aprire sono quelli di Trento e Arco, ma con l'inizio di dicembre anche nelle piazze dei centri più piccoli appaiono come funghi le piccole costruzioni di legno che ospitano i commercianti. Uno dei mercatini più caratteristici è quello di Vipiteno, vicino al confine con l'Austria. Per molti secoli fu una cittadina mineraria, gli imprenditori venivano qui da tutta Europa per l'estrazione dei metalli. Ancora oggi è possibile visitare la miniera di Monteverde, la più alta d'Europa, sfruttata per oltre 800 anni.

Le antiche mura medievali, invece, si aprono ai turisti per il mercatino, reso ancor più suggestivo dall'ambientazione in uno dei borghi più belli d'Italia e da un festoso San Nicola che passeggia col suo pastorale dorato dispensando allegria. Merano e le sue mele sono un altro appuntamento da non perdere per gli amanti del Natale e soprattutto delle prelibatezze altoatesine. Dagli affumicatoi sale il fumo delle trote affumicate della Val Passiria mentre dagli abeti pendono pomi rossi e verdi, frutto tipico della zona e simbolo dell'Avvento in Alto Adige.


Bancarelle a Milano

Milano apre i festeggiamenti natalizi con la tradizionale fiera di Sant'Ambrogio, dal sette al dieci dicembre, nella zona attorno alla basilica del patrono meneghino. Un appuntamento dalle origini molto antiche (si dice risalga al 1288) in cui i commercianti espongono merci varie, di artigianato, bigiotteria e ultimamente anche artigianato etnico, a prezzi popolari. Proprio il grido "Oh bei oh bei", che col tempo è diventato il secondo nome di questo mercatino, è passato ad indicare in gergo milanese le chincaglierie e la bigiotteria in genere.

Il 12 dicembre si festeggia Santa Lucia sotto il Portico della Chiesa di Santa Maria dei Servi a Bologna. La fiera è rinomata soprattutto per il vasto assortimento di articoli per il presepe e conta un ospite d'eccezione. Ogni anno espone le proprie creazioni Gino Pellegrini, famoso artista che ha collaborato anche con la Disney e la Warner Brothers a Hollywood. Le sue sagome in legno dipinto a grandezza naturale, rappresentano mestieranti e scene della Natività e si ispirano ai capolavori di Lorenzo Monaco, Piero della Francesca, Simone Martini, Beato Angelico e Giotto.



Quando si parla di Natale e presepio non può che venire subito in mente il mercatino di Napoli. Gli artigiani del presepe di via San Gregorio Armeno stupiscono ogni anno turisti, appassionati e curiosi che vengono qui da tutto il mondo, con creazioni originali che si affiancano alle statuette più tradizionali. Personaggi sempre nuovi prendono posto nella rappresentazione della natività, così accanto ad angeli, zingare e pastori (come il Benino, il pastorello dormiente) di possono trovare figure meno tipiche prese dalla politica o dallo spettacolo come Silvio Berlusconi, Barack Obama (di gran moda quest'anno) e Mike Bongiorno.

Matteo Marini, la Repubblica, 28/11/08

sabato 13 dicembre 2008

MORTE SULL'ETNA

Thomas Reichart


L’Etna dà, l’Etna toglie

Thomas Reichart amava il vulcano. Forse tanto da fargli perdere la vita. Step1 ricostruisce gli ultimi tragici momenti del giovane fotografo tedesco insieme a uno dei soccorritori che l’ha ritrovato.

giovedì 4 dicembre 2008

CAOS CALMO

Film diretto da Antonello Grimaldi
Con Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari, Silvio Orlando

"Caos Calmo" è quello che Pietro Paladini ha nel cuore da quando è morta sua moglie Lara.
Un giorno d’estate Lara muore all’improvviso, ma lui non è con
lei, in quel momento è in mare e sta salvando la vita a un’altra donna, una sconosciuta.
Sua figlia Claudia ha dieci anni e frequenta la quinta elementare.
Pietro la accompagna il primo giorno di scuola e decide improvvisamente di aspettarla lì fino alla fine delle lezioni. Anche il giorno seguente rimane lì e il giorno dopo ancora.
Pietro si rifugia nell’auto ad aspettare che il dolore arrivi. Osserva il
mondo dal punto in cui si è inchiodato e scopre poco a poco il lato nascosto degli altri. I suoi capi, i colleghi, i parenti, tutti accorrono da lui per consolarlo: invece gli raccontano il loro dolore fino ad arrendersi davanti alla sua incomprensibile calma.
Ma dopo il "Caos Calmo" per
Pietro comincia il tempo del risanamento.


TRAILER

Tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi.

Alla conferenza stampa di Caos calmo è intervento il cast di attori al completo, il regista e gli sceneggiatori.

Quale criterio avete fatto per il lavoro di adattamento?
Antonello Grimaldi: Abbiamo
amato molto il libro di Veronesi e abbiamo cercato di trovare la trama principale. La colonna portante. La scommessa del film era quella di ambientare tutto il film intorno a una panchina. Ci siamo riusciti, semplificando alcuni passaggi e spostando il punto di vista di altri.

Ci sono significati diversi rispetto al libro? E la scena di sesso come si pone nel film?
Antonello Grimaldi: Credo sia un ritorno alla vita. Nel libro non è
così improvviso, ma noi abbiamo creduto che in questo modo funzionasse meglio. La scena del sesso aveva proprio questa funzione. Doveva essere sesso, non amore, quindi andava bene se fosse così inaspettata.

Come avete scelto Alessandro Gassman?
Antonello Grimaldi: Non possiamo dirlo, ma siamo molto orgogliosi della scelta. Eravamo indecisi tra lui e un altro attore.
Siamo contenti che le cose siano andate in questo modo. Lui è fantastico nella parte.

Come è andata con Roman Polanski?
Antonello Grimaldi: Abbiamo semplicemente insistito...

Si può parlare di "morettizzazione" del romanzo?
Nanni Moretti: No, non credo... Non mi suona bene. La chiave di
lettura nuova del film è invece che c'è qualcosa che si costruisce dopo il lutto.

Il personaggio principale è molto credibile. Come ci sei riuscito?
Nanni Moretti: Sono contento che l'effetto finale sia questo. All'inizio mi sembrava addirittura di non essere in parte, o di fare d
a spalla agli altri! Fortunatamente non è così, e devo ringraziare tutto il cast per questo risultato.

Cosa pensa dei momenti politici di adesso?
Nanni Moretti: Mi piacerebbe
mettere ordine, come fa il personaggio del film...

Parlando di significati: il linguaggio può essere una chiave di lettura?
Sandro Veronesi: In effetti sì, anche se non c'avevo mai pensato. Ci sono tanti personaggi che comunicano qualcosa e lo fanno
ognuno con un loro modo preciso. Credo che in effetti, in quest'ottica, può essere reinterpretato sia il film che il romanzo.

Quanto è stato difficile girare "quella" scena?
Isabella Ferrari: Si è già ironizzato molto su quella scena d
i sesso, per me è stato molto difficile. Non mi vergogno di dirlo. Sia io che Nanni abbiamo affrontato la cosa in modo molto serio e nella speranza di non apparire volgari sullo schermo.


Leggi on line il quarto capitolo del romanzo.

Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.

Ascolta l’intervista a Sandro Veronesi su RadioAlt.

sabato 29 novembre 2008

LA OLA SPAGNOLA

E pur ci moviamo!

A Valencia o in Italia, mobilitazioni sia contro la Conselleria, contro Bolonia o Gelmini: studenti ed insegnanti siamo in moto. Ecco come si sono organizzati gli erasmus italiani da noi.

La protesta studentesca contro la riforma Gelmini arriva anche in Spagna, dove gli studenti italiani che partecipano al progetto erasmus si sono organizzati per far sentire la propria voce. Sonia e Riccardo ci spiegano com'è avvenuto il tam tam su chat, blog e passaparola lungo la penisola iberica e oltre.
Il comunicato degli studenti erasmus

Carmen Valisano, Step 1; 14/11/08

E voi siete venuti a Valencia?
Com'è andata?