venerdì 23 novembre 2007

Pornoprof

E c'è anche chi propone un contributo economico per eventuali «spese legali»

«Anna mitica. Siamo nel Medioevo»
Il popolo della rete difende la pornoprof

Nel forum di Madameweb, l'insegnante sospesa per i suoi video a luci rosse, messaggi di solidarietà e sostegno

Un fermo immagine del video su You Tube (Ansa)
MILANO - «Anna è mitica» ma del resto «in un italia con il vaticano in casa cosa ci dovevamo aspettare?». Poi la denuncia: «siamo in pieno medioevo». In fondo «non stiamo parlando di pedofolia, ma di sesso tra persone adulte e consenzienti. Non c'è nessun reato, un provvedimento disciplinare di sospensione dal posto di lavoro é un atto grave». Dal forum di Madameweb. Di questo tenore, ma non solo (ce ne sono anche di più piccanti che elogiano le capacità amatorie della bella prof di Pordenone) e assai numerosi i messaggi di «appoggio e solidarietà» ad Anna Ciriani, l'insegnante, meglio nota come pornoprof, di San Vito al Tagliamento, sospesa dopo che il video a luci rosse che l'avvenente insegnante ha girato alla Fiera dell'eros di Berlino.

«CONTRIBUTO PER ANNA» - Per i forumisti sostenitori dell'audace prof tutto quello che sta succedendo è «vergognoso!!». «Anna dicci tu cosa dobbiamo fare e lo faremo... » scrive uno dei suoi sostenitori, mentre un altro suggerisce «Anna dovrebbe appellarsi contro la decisione, con un formale ricorso». E c'è pure chi propone di «protestare ... scrivere mail all'autore del provvedimento» e chi addirittura si dice «disposto ad offrire un contributo economico per sostenere eventuali spese legali» invitando contemporaneamente «tutti i frequentatori di questo forum a fare altrettanto. Un gesto simile sarebbe anche un bello schiaffo al falso moralismo ed all' ipocrisia della dirigenza scolastica regionale».

«DOVEVA EVITARE DI SBANDIERARE I VIDEO» - Messaggi di sostegno, manifestazioni di speranza, in qualche caso («vedrete che sicuramente il giudice darà ragione ad Anna e il provvedimento verrà revocato, posso scommetterci anche un miliardo di euro...questo provvedimento non ha nessuna giustificazione oggettiva dal punto di vista giuridico. E' carta straccia) ma soprattutto ritagli di un mondo giovanile che fa riflettere. Un ultimo esempio? La teoria di uno degli amici forumisti della pornoprof che scrive: «Quello che fa anna nella sua vita privata sono ka... suoi. Ma se inizia a PUBBLICARE su internet ciò che fa nella vita privata questa non sarà più tale ed è inevitabile che prima o poi si scontri con la sua sfera lavorativa». E fin qui potrebbe quasi sembrare una voce fuori dal coro. Ma poi si aggiunge: «Se considerate poi che non lavora in uno stanzino chiuso ma in una scuola media dove i ragazzini passano la maggior parte del loro tempo sui siti che mettono in mostra le prodezze della loro professoressa...è inevitabile che perda tutta la propria autorevolezza, indispensabile al suo ruolo. In buona sostanza anke se fa la prof può praticare tutti i tipi di sesso che desidera ma dovrebbe evitar di sbandierarli a destra e a manca...».


23 novembre 2007

mercoledì 21 novembre 2007

Se una notte d’autunno un viaggiatore

Se una notte d’autunno un viaggiatore
di Andrea Deioma

Una carrozza come tante, sulla linea ferroviaria Catania-Roma. Un viaggio normale, con compagni di scompartimento come tanti altri. Passeggeri diversi per passaporto e colore della pelle. Divisi dalla diffidenza. Accomunati dalla stessa paura.



Giusy fa fatica a portare il trolley. Fortuna che c’è suo padre in stazione. È lui che l’aiuta a salire nella carrozza 06. Giunta nel proprio scompartimento vede che tre dei sei posti sono occupati da stranieri, probabilmente marocchini o tunisini. La ragazza, dando le spalle a quelli che saranno i suoi compagni di viaggio, guarda suo padre. In quegli occhi preoccupazione. Lancia una tenera richiesta d’aiuto. Un grido d’allarme col silenziatore. Suo padre cerca di rassicurarla con un tiepido sorriso, ma dentro di lei c’è un’ansia tremenda. Maledetto aereo al completo, ci fosse almeno un poliziotto in ogni treno notturno! Per sondare la situazione l’uomo, barba incolta e cappello ben conficcato in testa, entra nell’angusto spazio avvertendo un’aria pesante. Chiede la destinazione dei tre, ma non capiscono una sola parola. Ci si aiuta a gesti e mostrando i biglietti. Ancora timidi sorrisi, stavolta da parte dei viaggiatori magrebini.


Il treno 1938 Bellini parte puntuale dalla stazione centrale di Catania. Qualcuno è contento che non si tratti dell’834 Freccia del Sud, soprannominato “Feccia del Sud”, per le scarse quanto leggendarie condizioni igieniche. I viaggiatori già scommettono sul ritardo che porterà all’arrivo. Sono le 22.05 quando il fischio del capotreno conferma la partenza dell’Espresso poco prima annunciata dalla metallica voce preregistrata degli speaker in stazione.


Le carrozze con cuccette e altre sistemazioni letto partono semi-vuote. La maggior parte dei passeggeri stanotte è in seconda classe. Scomodi e semplici posti a sedere. Proprio quando al viaggio in treno erano stati diagnosticati pochi anni di vita a seguito del calo delle tariffe aeree, ecco che le carrozze, che già col loro nome evocano lunghe traversate ottocentesche, continuano magicamente a riempirsi, forse ancora più di prima, impiegando grosso modo lo stesso tempo per giungere a destinazione. A scegliere questo mezzo di trasporto sono ancora in molti. Gli aereofobi proprio non ce la fanno a salire su un mezzo che per una strana formula matematico-fisica riesce a vincere la forza di gravità. Folta la schiera degli squattrinati che scelgono il posto a sedere piuttosto che una cuccetta: Giusy è tra i pendolari d’amore. Il suo ragazzo, prossimo alla laurea, vive poco al di fuori del raccordo anulare di Roma con la propria famiglia. La ragazza fissa il finestrino mentre, soffocate dall’oscurità, le ombre dei paesi costieri del Messinese scorrono velocemente. A Giusy, che sfoglia mentalmente la sua storia d’amore, scappa un timido sorriso. Torna in sé accorgendosi di non essere sola nello scompartimento. Un uomo molto distinto, salito sul treno a Giardini Naxos, sta dinanzi a lei e, alzando gli occhi dalla Bibbia che ha in mano, ricambia il sorriso; ma dallo sguardo della ragazza si accorge subito dell’equivoco.



Ancor prima di raggiungere lo Stretto lo scompartimento è al completo. Con Giusy, i tre extracomunitari e l’uomo di Chiesa, c’è anche un ragazzo di Acireale che però non resta mai seduto. Marco fuma nevroticamente una sigaretta dopo l’altra con la testa fuori dal finestrino del corridoio. Superate le prime prove psico-attitudinali e di cultura generale, spera di passare le prove fisiche che si terranno nel casermone di Tor di Quinto a Roma.


Per gli extra-comunitari viaggiare in treno è una scelta obbligata, vuoi per il prezzo (la maggior parte delle volte più basso di quello di un aereo), vuoi perché viaggiare in treno significa (per chi teme la legge) spostarsi senza controlli e senza il rischio di essere rintracciabili: il biglietto non è nominativo e il controllore si accontenta di visionarlo senza indagare oltre sul possessore.


Di comune accordo si decide di spegnere le luci dello scompartimento. I tre amici di colore appoggiano la decisione annuendo. Nel buio sei occhi spiccano più degli altri. Giusy si impressiona e, stringendo la borsetta tra le mani e il giaccone, cerca di addormentarsi. Marco, finite le sigarette, ha preso posto e sonno quasi nello stesso istante, non prima di aver controllato che i lucchetti del borsone fossero ben chiusi e aver dato un’occhiata fulminante a quei tre che non lo convincono tanto. Il ragazzo tiene la gamba destra adiacente alla porta dello scompartimento per controllare che nessuno entri o esca da quel posto.


Verso le undici e mezza si arriva a Messina. Solo dopo la mezzanotte il treno riparte per il porto dove verrà spezzettato in tre o quattro parti per essere inghiottito dalla pancia del traghetto. Durante la traversata nessuno dei sei sale sul ponte. Preferiscono restare con i bagagli. Una volta riassemblato, il treno riparte. Adesso si può prendere finalmente sonno, quello profondo. La prossima stazione è Napoli, soste tecniche escluse.


Nel cuore della notte la porta dello scompartimento si apre di colpo: i controllori non badano mai all’ora. Il sonno viene ripreso a fatica da tutti. La porta dello scompartimento si apre nuovamente, stavolta lentamente, stavolta non è il controllore. Si affaccia un ragazzo di colore, due denti storti e capelli arruffati. Nel buio più totale viene sorpreso da Marco che lo spinge fuori con la stessa gamba che sorvegliava l’entrata e gli grida “Che cazzo vuoi ladro di merda? Tornatene al tuo paese prima che ti gonfio!” Accorre il capotreno che chiede spiegazioni. Il ragazzo maltrattato si chiama Cristian. Suo padre è nato in Senegal. Sua madre è romana de Roma. “Ma guarda te ’sto ’nfame! Stavo solo a cercà ’n posto!” Marco neanche si sogna di chiedere scusa. Per lui sono tutti della stessa pasta, tutti venuti a rubargli il lavoro.


A Napoli scendono molti nigeriani. Vanno probabilmente ad incontrare i loro fornitori di merce marcata contraffatta. La luce del giorno comincia a varcare la linea dell’orizzonte, portando un po’ di tranquillità nello scompartimento. Dopo la mezza zuffa in piena notte nessuno ha preso più sonno. I tre magrebini con la paura di subire aggressioni. I tre italiani con quella di essere derubati.


(13 novembre 2007)

martedì 20 novembre 2007

un po' di cucina?

bucatini

Bucatini all'amatriciana

Ingredienti:

600 g di bucatini;
100 g di guanciale magro;
5 o 6 pomodorini da sugo;
1 cipollotto;
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva;
1 pezzetto di peperoncino;
70 g di pecorino grattugiato;
sale.
N.B. La ricetta originale non prevede la cipolla ma un sugo fatto solo di pomodori san marzano o pelati. Essenziale il guanciale.

Procedimento:
Lavate con cura, i pomodori tagliateli a metà e spellateli.
Privateli dei semi, per quanto è possibile, e tagliateli a filetti.
Tagliate finemente la cipolla.
Tagliate il guanciale a dadini utilizzando un coltello molto affilato e dalla lama non seghettata: in tal modo eviterete di sfilacciarlo.
Mettete il guanciale in una padella con l’olio extravergine di oliva e lasciatelo rosolare a fuoco medio, finchè si sarà dorato in modo uniforme. Togliete il guanciale, fatelo sgocciolare ben bene e tenetelo da parte.
Versate nel fondo di cottura del guanciale il cipollotto tritato e il peperoncino. Lasciate rosolare per qualche minuto,quindi unite i filetti di pomodoro.
Salate moderatamente e continuate la cottura per circa 10 minuti. Alla fine eliminate il peperoncino, unite il guanciale e fate cuocere ancora 5 minuti.
Lessate i bucatini al dente in abbondate acqua salata. Scolate la pasta e versatela in una terrina piuttosto capace.
Conditela prima con il pecorino grattugiato e poi con il sugo all’amatriciana. Servite i bucatini ben caldi.

Preparazione: 10 min.
Cottura: 30 min.
Difficoltà: facile

E ora, un consiglio...

Er medico m'ha detto

« Commenda caro, è duopo che lo dica
ma l'italiano, escluso il proletario,
pappa tre volte più del necessario,
sottoponendo il cuore a 'na fatica.

Di fame, creda, non si muore mica,
piuttosto accade tutto l'incontrario,
e chi vol diventare centenario
deve evità perfino la mollica.

Perciò m'ascolti, segua il mio dettame;
io quando siedo a tavola non m'empio
e m'alzo sempre avendo ancora fame! »

Embè quanno che ar medico ce credi,
bisogna daje retta:mò, presempio,
l'urtimo piatto me lo magno in piedi
!

(Aldo Fabrizi)

lunedì 19 novembre 2007

un film contro lo sfruttamento dei bambini


Rosso Malpelo

Un film che riattualizza una novella dello scrittore siciliano Giovanni Verga per denunciare lo sfruttamento del lavoro minorile. Esce lunedì nelle sale Rosso Malpelo, per la regia di Pasquale Scimeca.

Vedi trailer.


La pellicola racconta la storia di Rosso Malpelo (così chiamato per il colore dei suoi capelli) un bambino povero, costretto a lavorare in miniera col padre. Un giorno suo padre muore, schiacciato sotto una frana nella galleria, e Malpelo rimane solo. Sua madre si risposa e va a vivere in un altro paese. La sorella anche lei se ne va col suo fidanzato e la casa viene chiusa. In miniera lavorano tanti altri bambini, ma ce n’è uno a cui Malpelo vuole un po’ di bene: Ranocchio. Ma Ranocchio, che alla miniera non era abituato, ben presto si ammala. Malpelo, che in cuor suo non è proprio cattivo, se lo carica sulle spalle e lo riporta in paese dalla madre, così almeno potrà morire in pace. Adesso è completamente solo, e quando il padrone della miniera (un ingegnere attaccato ai soldi e al profitto) lo manda a lavorare in una galleria lontana e pericolosa, lui ci va, tanto, pensa: “io sono Malpelo, e se muoio nessuno mi cerca”.

Girato in Sicilia, in provincia di Enna, proprio nei luoghi dove c’era il più grande bacino europeo per l’estrazione dello zolfo, il film affronta il tema dello sfruttamento del lavoro minorile, che ancora oggi riguarda nel mondo 218 milioni di bambini. E di questi, circa un milione trascorre l’infanzia in miniera.

Il film sarà proiettato in cento istituti scolastici italiani: il ricavato dei biglietti andrà a costituire un fondo presso la Banca Etica che servirà ad adottare i più piccoli in due comuni boliviani, Atocha e Cotagaita, nella regione mineraria del Potosì, dove ancora molti minori lavorano nelle gallerie.

sabato 17 novembre 2007

attenti alla lingua!


No al suicidio dell’italiano

di Magdi Allam

Aiuto, stiamo «suicidando» la lingua italiana! Dalla pubblica amministrazione alla scuola, dalla sanità alla giustizia, dalla religione alla sicurezza, dal lavoro alla pubblicità, ci affanniamo a persuadere le menti e a conquistare gli animi degli immigrati comunicando con decine di idiomi diversi, mobilitando un esercito di mediatori linguistico-culturali, anziché chiedere ed esigere che siano degli ospiti— che accogliamo dando loro l'opportunità di migliorare la loro condizione di vita — a conoscere e a dialogare nella nostra lingua nazionale.

Oltretutto, se ci pensiamo bene, l'italiano è la certezza che ci è rimasta di un'identità collettiva vilipesa e tradita dal rischio di estinzione a causa delle conseguenze letali del morbo del multiculturalismo sul piano della perdita dei valori comuni e condivisi. In un mondo in cui siamo soltanto noi a parlarlo e che ci ha già declassato a idioma di serie B, se siamo noi stessi a relativizzarne il valore all'interno stesso dell'Italia mettendolo sullo stesso piano di decine di lingue straniere, la sua morte certa sarà ancora più precoce dell'inevitabile tracollo demografico di una popolazione autoctona a tasso di natalità zero. Nonè una scoperta assolutamal'apparire sui tram milanesi della pubblicità della Kinder Ferrero in inglese, spagnolo e arabo ci costringe a una rinnovata riflessione.

Come interpretare il fatto che la parlamentare di An, Daniela Santanchè, decida di far pubblicare un manifesto a pagamento con una scritta in arabo che recita «Imparate l'italiano e sarete più sicuri dei vostri diritti, dei vostri doveri e del posto che vi spetta nella nostra Patria»? Perché in uno Stato che si rispetti un privato cittadino si accolla l'onere anche finanziario di esortare lo straniero a imparare la lingua nazionale? Non dovrebbe essere una prerogativa e un dovere del governo e delle istituzioni affermare la centralità dell'italiano? Evidentemente non è così visto che non solo non si ritiene che l'immigrato debba conoscere la nostra lingua, ma ci si rifiuta per ragioni ideologiche di prendere in considerazione tale ipotesi.

Tutt'al più si offre l'opportunità all'immigrato di imparare l'italiano, come è nei piani del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, ma a condizione che sia lui a decidere se, quando e come accettare. E' stato il ministro dell'Interno Giuliano Amato, lo scorso 11 ottobre, a formalizzare il rifiuto del governo a chiedere all'immigrato di conoscere l'italiano. L'ha fatto con una battuta: «Se a mia zia fosse stato chiesto di recitare l'Oxford Dictionary quando sbarcò a Staten Island, probabilmente sarebbe stata respinta dagli Usa e rispedita in Sicilia a fare la fame perché, a quei tempi, lei e tanti altri emigranti parlavano a stento l'italiano». E questa è stata la sua conclusione: «Ciò che non hanno chiesto a mia zia non intendo chiederlo agli immigrati che arrivano in Italia». Il discorso di fondo è una esplicita opzione per una società multiculturalista in cui vengono relativizzate le identità, le culture, le religioni e le lingue.

In quell'occasione Amato ha presentato raggiante un opuscolo «In Italia in regola », tradotto in sette lingue straniere e stampato in un milione di copie. Iniziative simili sono state fatte da diversi ministeri che interagiscono con gli immigrati. Ebbene se lo Stato investe milioni di euro per tradurre le regole comuni e riuscire a comunicarle a chi risiede nello stesso spazio territoriale, significa che ha fallito in partenza perché non ha compreso che solo condividendo la lingua nazionale, in aggiunta ai valori e alla cultura, potrà iniziare il percorso per una costruttiva integrazione. L'investimento deve essere fatto non per rincorrere le lingue dei nostri ospiti,ma per vincolare l'ospite a conoscere la nostra lingua. Deve essere un obbligo, non un optional.

Non c'è poi da sorprenderci se al tradimento dell'italiano in patria si accompagna l'abbandono totale della sorte della lingua nazionale all'estero, concedendo spiccioli alla Società Dante Alighieri (solo 1,7 milioni di euro contro i 300 milioni del Goethe Institut) e assottigliando sempre più i finanziamenti agli istituti di cultura italiani nel mondo (17,5 milioni di euro nel 2006). Ecco perché è ridicolo che ci si scandalizzi se l'Unione Europea e le Nazioni Unite declassificano l'italiano. Ma se non ci crediamo noi stessi al valore della nostra lingua e l'abbiamo trasformata nel simbolo di un suicidio nazionale, perché dovrebbero riabilitarla e riesumarla gli stranieri?

24 ottobre 2007

venerdì 16 novembre 2007

Effetto serra, gli esperti Onu pessimisti

Domani la presentazione della bozza dell'Ipcc, il comitato intergovernativo "Le attività umane possono portare a cambiamenti senza ritorno"

Effetto serra, gli esperti Onu pessimisti "Ormai potrebbe essere irreversibile"




Effetto serra, gli esperti Onu pessimisti
"Ormai potrebbe essere irreversibile"

VALENCIA - Rischiano di rivelarsi "irreversibili" l'effetto-serra e, più in generale, le conseguenze del surriscaldamento globale del pianeta: è l'allarme lanciato dall'Ipcc, il Comintato Intergovernativo sui Mutamenti Climatici, nella bozza di rapporto in via di completamento dopo un'approfondita analisi dei dati relativi all'impatto del fenomeno.

Come riferito dal capo della delegazione francese, Marc Gillet, i contenuti del documento, che dovrà fornire ai governi nazionali le linee-guida in materia per gli anni a venire, sono stati in linea di massima approvati dagli esperti internazionali dell'Ipcc, riuniti a Valencia, dopo un'intera notte di trattative. "Le attività umane potrebbero condurre a cambiamenti del clima improvvisi o irreversibili", recita il testo concordato. L'ente scientifico, quest'anno co-assegnatario del premio Nobel per la Pace insieme all'ex vice presidente americano Al Gore, è stato istituito nel '98 su iniziativa di due agenzie specializzate dell'Onu: l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, o Wmo, e l'Unep, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo.

La relazione sarà ufficialmente adottata domani nella località iberica; seguirà una conferenza stampa cui parteciperà lo stesso segretario generale del Palazzo di Vetro, Ban Ki-moon.

(16 novembre 2007)

mercoledì 14 novembre 2007

Lasciata con una e-mail ne fa un'opera d'arte

Così finisce una storia d'amore
la lettera diventa un'opera d'arte


di CONCITA DE GREGORIO
La lettera è una qualunque lettera d'addio, se si può dire qualunque di un congedo. Breve, una paginetta. Lui è garbato, formalmente ineccepibile, apparentemente addolorato. È colto, inoltre. Un uomo che sa usare le pause e gli a capo. Uno scrittore, forse. Di certo uno che lavora con le parole. Il repertorio è classico, si direbbe un'antologia. "Avrei preferito parlarti a voce, infine ti scrivo". "Non ti ho mai mentito e non comincerò a farlo oggi”. Alcune specifiche di questa storia, poi l'inevitabile "ti ho amata nel mio modo e continuerò a farlo, non cesserò di portarti con me". La chiusura, infine. "Avrei preferito che le cose andassero diversamente". Le ultime quattro parole. "Abbi cura di te".


"Take care of yourself, prenez soin de vous, cuidate mucho". È qui, è sull'incongruenza emotiva di una frase che ha le sembianze di una premura che Sophie Calle costruisce la sua opera d'arte. Calle è un'artista tra le più amate del nostro tempo. Un'icona della modernità, una Louise Bourgeois del nuovo secolo. La Francia le ha affidato il padiglione di quest'ultima Biennale di Venezia: lei lo ha dedicato a raccontare come finisce un amore. Ha proiettato i video (guarda lo speciale interattivo) di molte delle 107 donne che leggono la mail di addio del suo amante: celebri e sconosciute, Jeanne Moreau e una studentessa di scuola media, Luciana Littizzetto e una cartomante, Victoria Abril e una stella dell'Opera. Un avvocato, una psicanalista, Laurie Anderson, una scrittrice di parole crociate, una campionessa di tiro con la carabina. A ciascuna ha chiesto cosa significa abbi cura di te, come si fa ad averne, come si affronta e come si supera il vuoto spaventoso dell'assenza? Ciascuna ha risposto nel suo modo: con un referto, con una canzone, con un gioco. La mostra, a Venezia - "Take care of yourself" - è stata visitata da migliaia di persone, è ancora lì fino a fine novembre.

lunedì 12 novembre 2007

la pausini vince

Las Vegas, la cantante italiana si aggiudica l'Oscar per la musica latina. Premiata per l'album "Yo canto", giudicato il migliore pop femminile

A Laura Pausini il Grammy latino
"Dedico il premio a Pavarotti"

La scorsa settimana anche il suo terzo World Music Award: "Sono latina dalla testa ai piedi, molto orgogliosa"




A Laura Pausini il Grammy latino: "Dedico il premio a Pavarotti""
Laura Pausini premiata a Las Vegas

LAS VEGAS - Con "Yo canto" Laura Pausini ha vinto il Latin Grammy per il miglior album pop femminile. L'artista romagnola, che ha cantato in duetto con Andrea Bocelli, ha ricordato Luciano Pavarotti al momento di ritirare il premio.

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E' un momento d'oro per la cantante, che continua a mietere successi internazionali ed è sempre più famosa all'estero: dopo aver ricevuto la settimana scorsa a Montecarlo il suo terzo World Music Award, Laura ha sbancato anche Las Vegas conquistando l'equivalente dell'Oscar della musica latinoamericana.

La Pausini ha celebrato questo nuovo successo con un commosso ricordo di Luciano Pavarotti, a due mesi dalla scomparsa del maestro, e ha detto di sentirsi sempre più un'interprete "latina". "E' stata un'avventura incredibile essere amata e riconosciuta dalla comunità latinoamericana da quando avevo 20 anni - ha raccontato - ora ne ho 33 e mi sento latina dalla testa ai piedi, sono molto orgogliosa di questo premio". Lo scorso anno la Pausini era diventata la prima cantante italiana a vincere un Grammy con il miglior album pop latino andato al suo "Escucha".

L'edizione di quest'anno del premio è stata dominata dal merengue e dalla bachata del dominicano Juan Luis Guerra, che ha portato a casa cinque statuette con la sua band 440. Anche Portorico sugli scudi con due premi ciascuno per il gruppo Calle 13 e per Ricky Martin. Manu Chao ha vinto per la migliore canzone alternativa con "Me Llaman Calle". Fra gli altri premiati anche il brasiliano Caetano Veloso con "Ce", miglior album di un cantante e cantautore e migliore canzone, sempre da quell'album.

(9 novembre 2007)