domenica 11 novembre 2007

un po' di ansia? guardiamo la tv...

Uno studio promosso da Meta Comunicazione con un pool di 60 psicoterapeuti analizza gli eccessi dei vari tipi di trasmissione, causa di stress nei telespettatori

"La televisione fa venire l'ansia"
Psicologi accusano Talk show e Tg

Ma hanno toni esagerati e allarmistici anche i programmi sportivi, di servizio e i reality



"La televisione fa venire l'ansia "Psicologi accusano Talk show e Tg"

MILANO - Guardare la televisione provoca ansia: lo sostiene uno studio promosso da Meta Comunicazione e realizzato in collaborazione con un pool di 60 psicologi e psicoterapeuti. Sotto accusa toni concitati, annunciatori che sembrano lanciare allarmi bomba, termini super allarmistici. Lo studio ha analizzato, per un periodo di 4 settimane, i contenuti, i toni e il lessico utilizzato in diverse tipologie di trasmissioni.

Il primo degli elementi sotto accusa è costituito dai temi trattati, che rappresentano la causa più evidente dell'ansia e dello stress che sempre di più si associano al piccolo schermo, come sottolinea il 63% degli intervistati. Scandali, efferati delitti, accuse e litigi che minano ogni fiducia nei confronti della politica e dell'economia del paese: sono solo alcune delle tematiche che quotidianamente vengono evidenziate in Tv.

Ma per l'84% degli esperti non sono solo gli argomenti di cui si parla a generare questo clima: a contribuire a far sentire il telespettatore letteralmente accerchiato è il modo in cui si parla di qualsiasi argomento, da quello più scottante a quello più tranquillo e leggero. Sotto accusa, infatti l'allarmismo (58%), ormai utilizzati in ogni tipo di trasmissione, dalle news ai contenitori di costume.

A questo si aggiungono poi i toni dei diversi servizi: a qualsiasi ora del giorno, infatti, anche quelli più normali vengono annunciati come se si stesse dando la notizia di una meteora che sta per colpire la terra. Insomma per il 51% i toni isterici che ormai dominano nel piccolo schermo rappresentano una delle maggiori cause dell'ansia che sempre più spesso prende chi resta troppo tempo davanti alla Tv.

Di conseguenza, il piccolo schermo sta perdendo la funzione di intrattenere, come dice il 34%, ma anche, sotto certi aspetti quella di informare (27%): il continuare ad utilizzare certi toni rischia di far mettere sullo stesso piano notizie e temi di importanza diversa, causando alla lunga una sorta di atarassia dell'informazione, dove il modo in cui viene data una notizia diventa più pregnante della notizia stessa.

Di fatto per il 63% degli intervistati la Tv sta sempre più diventando una fonte di stress (anche dal punto di vista acustico), genera ansia (55%) e aggressività (49%), ma fa venire anche l'idea di essere continuamente fregati (43%), tanto che si sta sviluppando una sorta di sindrome da accerchiamento, che rischia di avere conseguenze anche sulla vita quotidiana (43%).

Sicuramente in una sorta di classifica del grado di ansia catodica i Talk show sono al primo posto, come sottolinea il 58% degli esperti e conferma l'analisi dei programmi andati in onda nelle ultime 4 settimane. In media, infatti, ogni 6 minuti di messa in onda vengono utilizzati toni e termini che alzano il livello di ansia e aggressività, oltre al fatto che gli stessi temi trattati bombardano lo spettatore con tutto ciò che di più stressante avviene quotidianamente, che si tratti di politica, di scandali o di fatti di cronaca nera.

Subito dietro ai Talk show ci sono naturalmente i telegiornali (52%): sicuramente gli argomenti ansiogeni sono più concentrati, ma i toni e il lessico utilizzato sono più controllati e meno allarmistici (in media si raggiungono alti livelli di stress ogni 12 minuti).

Lo stesso vale per le trasmissioni sportive, dove l'ansia catodica sembra la costante per cercare di fidelizzare gli spettatori (45%, con i picchi di ansia catodica che hanno una frequenza media di uno ogni 15 minuti).
Seguono le trasmissioni di servizio, dove si vogliono tutelare i consumatori o dirimere controversie (41%, con i picchi di ansia catodica che hanno una frequenza media di uno ogni 20 minuti).

Ma ad essere messe sotto accusa sono anche le trasmissioni di costume e di puro intrattenimento come i contenitori pomeridiani (38%, dove i toni e gli atteggiamenti di conduttori e partecipanti fanno impennare il livello d'ansia in media ogni 21 minuti).

Seguono i reality (36%), che seguono lo stesso principio delle trasmissioni sportive e dove i toni e gli atteggiamenti di conduttori e partecipanti fanno impennare il livello d'ansia in media ogni 24 minuti.

(28 ottobre 2007)

immigrati a scuola

Ormai un terzo degli oltre 400mila iscritti all'educazione per adulti non sono italiani, moltissimi i romeni. Ma l'Italia è ancora indietro nella Ue

Di sera a scuola si parla straniero: boom di immigrati ai corsi per adulti

di SALVO INTRAVAIA



Di sera a scuola si parla straniero boom di immigrati ai corsi per adulti.

Valanga di stranieri nei corsi di istruzione serali e pomeridiani. In pochi anni, gli iscritti di nazionalità non italiana nei Ctp (i Centri territoriali permanenti per l'educazione degli adulti) e nei corsi serali, funzionanti presso le scuole medie e superiori, sono quadruplicati. Tanto da costituire, oggi, una delle voci più importanti nel bilancio demografico delle scuole destinate agli adulti che vogliono recuperare il tempo perduto e acquisire nuove competenze da spendere nel mondo del lavoro. Ma non solo. Scuole in cui possono iscriversi anche i giovani rimasti indietro negli studi e i tantissimi stranieri che intendono imparare a leggere e scrivere correttamente la lingua del paese ospitante e acquisire un titolo di studio.

Sono marocchini, cinesi e romeni i più assidui frequentatori. E, soprattutto, donne. Un trend in netto contrasto con gli alunni delle scuole ancora a maggioranza maschile. In totale, nel 2005/2006, gli stranieri che hanno frequentato corsi pomeridiani e serali sono stati quasi 128 mila, circa un terzo dei 425 mila alunni dell'Educazione per gli adulti. Per comprendere la dimensione del fenomeno basta portare due esempi. Nelle scuole materne, elementari, medie e superiori italiane gli alunni stranieri costituiscono il 5,6 per cento. E ancora. "Alla fine degli anni 90 la struttura demografica dell'utenza Eda era composta quasi esclusivamente da cittadini italiani", cita lo stesso rapporto che conclude: "Le imponenti dimensioni del fenomeno inducono a ritenere che in futuro vi saranno ulteriori aperture".

Fino ad oggi, i Centri per l'educazione degli adulti annessi a scuole medie o superiori hanno garantito un'offerta formativa differenziata in relazione alle esigenze degli utenti. E cioè: Corsi di alfabetizzazione culturale di scuola primaria, Corsi di scuola secondaria di primo grado, Corsi a favore di cittadini stranieri per l'integrazione linguistica e sociale, Corsi brevi modulari di alfabetizzazione funzionale e Percorsi di studio finalizzati al conseguimento del diploma di istruzione superiore. La maggior parte degli stranieri (il 56 per cento) frequenta i corsi pensati appositamente per loro, ma la restante parte si cimenta nella conquista di un diploma di terza medie e di scuola superiore.

L'interessante quadro emerge dalle statistiche predisposte pochi giorni fa dal ministero della Pubblica istruzione in occasione della pubblicazione del decreto che riorganizza l'istruzione per Adulti in Italia. Il provvedimento a firma del ministro, Giuseppe Fioroni, prevede tra le altre cose il conferimento dell'autonomia scolastica ai "Centri provinciale per l'istruzione degli adulti" che scatterà a partire dall'anno scolastico 2008/2009.

L'indagine ministeriale fornisce l'identikit degli alunni che frequentano i corsi pomeridiani e serali e uno spaccato abbastanza completo dell'attuale distribuzione sul territorio dei Centri per l'istruzione degli adulti e dei corsi che vi si svolgono. Attualmente l'Italia è una delle ultime nazioni europee nella classifica degli iscritti nei corsi per adulti (di età compresa fra i 25 e i 64 anni): uno dei cinque indicatori presi in esame dalla strategia di Lisbona nel 2000 per trasformare quella europea nella "economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale".

(10 novembre 2007)

domenica 4 novembre 2007

nuovo accesso per i prof italiani

Un emendamento alla Finanziaria prevede concorsi biennali"
Percorso universitario di 3/4 anni, poi un anno di tirocinio e due di prova

"Professori più giovani e stop al precariato"
Cambiano le regole per l'accesso alle cattedre

Ora il ministro Fioroni dovrà produrre il regolamento di attuazione della norma
di SALVO INTRAVAIA



"Professori più giovani e stop al precariato"

Cambiano le regole per l'accesso alla cattedra e tramontano le graduatorie dei precari della scuola. Da ora in poi, l'accesso all'insegnamento avverrà soltanto per mezzo di concorsi pubblici. La rivoluzione sul reclutamento e la formazione iniziale del personale docente è ancora all'inizio ma ieri ha segnato un primo importante passo in avanti. La Commissione bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla legge Finanziaria che fissa, per l'assunzione dei futuri insegnanti, "concorsi ordinari con cadenza biennale". I particolari del percorso che porterà i giovani dalle aule scolastiche alla cattedra saranno contenuti in un regolamento che verrà scritto dal ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. Attualmente, anche se non sono mai state applicate, le norme in vigore per la formazione e il reclutamento dei nuovi docenti sono quelle lasciate in eredità dal precedente esecutivo. Norme che saranno cancellate dalla Finanziaria 2008.

Con la nuova procedura il governo conta di centrare tre obiettivi: superare il precariato, reclutare insegnanti giovani e motivati e, soprattutto, persone che siano attrezzate per insegnare. Ma come? Con tutta probabilità per sedere in cattedra occorrerà frequentare un percorso universitario triennale/quadriennale a numero chiuso e, successivamente, acquisire una specializzazione biennale con "forte componente di tirocinio". Saranno riformate le Ssis (le Scuole di specializzazione per insegnamento secondario) e il numero dei futuri insegnanti sarà programmato in relazione al fabbisogno della scuola italiana. I posti disponibili dipenderanno dalle previsioni sul turn-over e sul trend della popolazione scolastica oltre che da una quota "fisiologica" di cattedre a tempo determinato: 30/40 mila al massimo.

Per coloro che, dopo l'intero percorso di studi, otterranno l'abilitazione all'insegnamento sarà la volta del concorso pubblico e, novità assoluta, dell'assunzione a tempo determinato (per uno/due anni) in cui verrà testata la capacità di insegnare. Solo dopo avere superato la prova della cattedra scatterà l'assunzione a tempo indeterminato. Niente più, quindi, anni e anni di precariato prima di acciuffare la cattedra. Il purgatorio dell'insegnante in futuro dovrebbe contare un anno di tirocinio e due anni di "prova".

Con questo meccanismo, dal diploma delle scuole superiori all'insegnamento potrebbero passare 8/10 anni al massimo. Con professori pronti per entrare in classe a 29/30 anni. Questa rivoluzione sul reclutamento dovrebbe anche consentire al nostro Paese di recuperare il gap con gli altri partner europei che annoverano insegnanti ben più giovani dei nostri. Le novità in cantiere saranno accompagnate dalla certezza dei concorsi pubblici: ogni due anni, appunto. "Occorre cadenzare i concorsi a cattedra - spiega Mariangela Bastico, viceministro della Pubblica istruzione - per dare certezze ai giovani. Ma non solo. La scuola italiana ha bisogno di immettere in ruolo insegnanti giovani, con elevate capacità didattiche e motivati. E prima ancora eliminare il precariato: non è possibile, dopo una trafila lunga ed estenuante, aspettare vent'anni prima di essere assunti".

Attualmente, per insegnare alla media o al superiore, occorre studiare cinque anni all'università e successivamente specializzarsi per due anni. Solo dopo sette anni si diventa precari e si comincia un viaggio in quella specie di inferno dantesco che è il mondo delle supplenze. Girone dal quale si esce attorno ai 40 anni, quando con un po' di fortuna si acciuffa l'immissione in ruolo. Inoltre, la maggior parte dei docenti italiani in servizio, compresi quelli reclutati l'estate scorsa, non ha avuto quasi nessun contatto con la "didattica". Metà proviene dalle graduatorie permanenti (ora ad esaurimento) e l'altra metà dai concorsi a cattedre.

I primi, dopo la laurea o il diploma, si sono sobbarcati anni di precariato imparando sul campo a "trasmettere le nozioni", a "tenere alta l'attenzione della classe" e "individualizzare l'insegnamento". I vincitori dei concorsi, in parecchi casi, non hanno potuto fare neppure questa palestra: si sono ritrovati in cattedra senza nessuna esperienza dopo avere superato uno scritto e un orale. Ma in ambedue i casi nessuno ha insegnato ai docenti le "strategie" più adatte per fare imparare agli alunni i concetti, le regole (anche della semplice convivenza civile) e per sviluppare le competenze. Per sopperire a questa carenza, otto anni fa, sono state "inventate" le Ssis che hanno affiancato, non sostituito, gli altri modi per ottenere l'abilitazione all'insegnamento. Ma non sembra abbiano dato i risultati sperati.

(2 novembre 2007)

giovedì 1 novembre 2007

Giubba rossa italiano

LE GIUBBE ROSSE PARLANO ITALIANO
Giuliano Zaccardeli è il capo della mitica polizia canadese


Giuliano Zaccardelli è ormai entrato nella leggenda, nato 53 anni fa a Prezza in Abruzzo, dal 2000 è il comandante delle mitiche Giubbe Rosse canadesi, la più famosa polizia a cavallo del mondo.

Il commissario Zaccardelli, soprannominato Zack, è nato nel piccolo paesino di Prezza e immigrato nel Canada a Montreal con la sua famiglia all'età di sette anni. ”Il dover pensare a me stesso, crescere a Montreal come immigrante ha avuto un grande effetto sul mio futuro, sulla mia carriera e sulla persona che sono diventato”.

Da ragazzo consegnava i giornali e quando era studente trascorreva i fine settimana al lavoro, conscio del fatto di essere un immigrato e consapevole che lo studio era uno strumento essenziale per emergere nella società del paese che l’aveva accolto.

All’inizio degli studi non aveva idea della strada che lo avrebbe condotto nelle Giubbe Rosse, era appassionato di storia, scienze sociali e arti liberali. I primi risultati scolastici non furono però incoraggianti e gli fu consigliato di iscriversi ad una scuola commerciale.

Questa apparente battuta d'arresto fu cruciale nel portare Zaccardelli alla sua attuale posizione. “E’ risultata essere una delle cose migliori che mi sia accaduta nella mia vita, perché in quel periodo le Giubbe Rosse cercavano personale con quella preparazione per contrastare la malavita dei colletti bianchi”.

“Sono stato attratto dall’uniforme e dal concetto di servire e di assumermi una responsabilità sociale, così mi sono arruolato nel 1970”.

La carriera di Giuliano Zaccardelli nelle Giubbe Rosse è stata in costante ascesa, segnata con dalle promozioni e dalle responsabilità sempre crescenti. L’inzio ad Alberta dove ha trascorso quattro anni con le funzioni di sorveglianza generale.

Nel 1974 è stato trasferito alla sezione commerciale del crimine di Toronto, dove le Giubbe Rosse stavano studiando il crimine organizzato italiano.

“L’andare a Toronto è stato molto utile alla mia carriera. Mi sono reso utile ai colleghi per la mia conoscenza dell’italiano, ma mi ha anche dato l'occasione per dimostrare determinate abilità e competenze nel campo del crimine dei colletti bianchi, lavorando nel centro finanziario del Canada.

I suoi successi non sono passati inosservati e Zaccardelli è stato trasferito in 1981 alla sezione crimini commerciali di Calgary, dove ha servito come capo degli investigatori. Cinque anni più tardi, è stato nominato ufficiale superiore ad Ottawa con l’incarico dell'immigrazione. Si sono poi susseguite altre promozioni sino a aiutante commissario nel 1995 e vice commissario delegato nel 1998.

Il 2 settembre 2000, Giuliano Zaccardelli è stato nominato quale ventesimo commissario delle Giubbe Rosse avendo le giuste qualità per guidare la forza nazionale della polizia del Canada.
Come commissario, Zaccardelli è responsabile di 22.000 poliziotti suddivisi in quattro sedi regionali, 14 divisioni e 750 delegazioni. Al primo posto c’è la lotta al terrorismo ed al crimine organizzato.

“Quella è gente che non va a dormire alle nove di sera – dice Zack- ci sono organizzazioni criminali molto specializzate che operano su scala mondiale e sono una preoccupazione enorme per tutti noi, non solo in Canada, ma in tutto il mondo. Per questo occorre la massima collaborazione a livello globale. Le tecnologie sofisticate e la possibilità di spostarsi velocemente, favoriscono i terroristi e le organizzazioni criminali, per questo occorre essere capaci di risposte rapide ed efficienti”.

La sua idea è particolarmente radicale, sostiene infatti che il crimine va sradicato e per questo sottolinea come sia cambiato il modo di operare delle Giubbe Rosse che oggi sfruttano l’intelligence per prevenire più che per reprimere a fatti avvenuti perché “quando il crimine è stato commesso è ben poca soddisfazione agguantare il colpevole”.

Impegnatissimo a reprimere il crimine ed a partecipare a meeting internazionali di polizia, fortunatamente, Giuliano Maccarelli è un uomo che sa mantenere un grande equilibrio tra la vita professionale e quella privata:Ama andare a cavallo (come potrebbe altrimenti essere una Giubba Rossa?) e giocare a golf. Smette di lavorare alla come può e si gode la vita; in fondo è pur sempre un italiano.











martedì 23 ottobre 2007

I prof del futuro

Sorpresa per il boom di richieste di ammissione ai corsi di specializzazione post laurea
In tutte le regioni gli aspiranti sono fino a 5 volte i posti disponibili. E il precariato incombe...

Denigrati, stanchi e malpagati
ma c'è la corsa a diventare prof

di SALVO INTRAVAIA




Malpagati, in calo nella scala della considerazione sociale, chiamati in causa in prima persona in vicende che mostrano solo il lato oscuro della scuola. Eppure il mestiere dell'insegnante sembra ritrovare nuovo appeal tra i giovani laureati. O, almeno, a guardare i dati sembra sia così: una vera corsa alla cattedra. Quest'anno, il numero di coloro che desiderano insegnare in una scuola media o superiore è di gran lunga maggiore ai posti messi a disposizione dal ministero dell'Università. Un fenomeno che assomiglia tanto alla "lotta" per conquistare un posto nelle facoltà a numero chiuso, come Medicina e Architettura.

I numeri sono ancora provvisori ma l'incremento di richieste rispetto allo scorso anno si aggira attorno al 15/20 per cento. Notizia sorprendente e in contgrotendenza. Che già solleva una prima preoccupazione: se infatti tutti aspiranti professori dovessero riuscire nell'intento le graduatorie dei supplenti non si esaurirebbero mai.

Secondo i primi dati forniti dal giornale on line "La Tecnica della scuola", a fronte di 820 posti disponibili nelle Ssis (le Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario), in Toscana agli scritti si sono presentati in 2.895. Le cose non cambiano se ci si sposta a Milano, dove il numero di chi desidera sedersi dietro una cattedra è due volte e mezzo superiore alle disponibilità.

Negli anni passati, questo vero e proprio boom di "vocazioni" non si è registrato. E il fenomeno assume dimensioni più interessanti al Sud, da sempre patria dei precari della scuola. In Campania per poco più di 800 posti si sono presentati in 3 mila e 300 e a Messina addirittura il numero è di 5 volte superiore ai posti: 2.484 aspiranti per 472 posti. Per l'anno accademico 2007/2008 in tutta Italia sono stati messi a disposizione 11 mila posti.

Una richiesta che ha destato sorprese. Anche perché per coloro che si sono iscritti quest'anno alle Ssis, in attesa dei nuovi sistemi di reclutamento, le porte delle graduatorie sarebbero chiuse. A meno che di fronte alle pressanti richieste le liste dei supplenti si riaprano. Il boom dei sissini (come vengono chiamati coloro che, dopo avere conseguito una laurea, per insegnare devono seguire un corso biennale di specializzazione) è forse da ricercare nei propositi della classe politica italiana di modificare il meccanismo di reclutamento degli insegnanti. La norma attualmente in vigore, messa a punto dalla Moratti ma bloccata dal governo Prodi, prevede per i futuri professori un periodo di studio e tirocinio ancora più lungo di quello passato. Nella Finanziaria 2008 l'esecutivo ha previsto una delega al ministro Fioroni per modificare l'iter di assunzione dei docenti della scuola. Una modalità che si prefigge lo scopo di avvicinare la classe insegnante alle esigenze degli alunni e di una scuola moderna. Ma quanti anni occorreranno per sedere in cattedra? Nessuno lo sa. E nel frattempo, con ogni probabilità, chi ha già una laurea "vecchio tipo" da mettere a frutto per insegnare non vuole farsi scappare l'occasione.

(23 ottobre 2007)

mercoledì 17 ottobre 2007

SETTIMANA DELLA LINGUA ITALIANA


PROGRAMMA

VII SETTIMANA DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO

22 OTT


ore 18 “In alto mare”
Presentazione del ciclo di film in programmazione
Il mare da attraversare, il mare come esilio, il mare come evasione: tre aspetti del mare nel cinema italiano contemporaneo
ore 18.30 FILM: Nuovomondo

24 OTT

ore 1
8 FILM: Lamerica

25 OTT

ore 17
“Cinque libri di mare “
Illustrazione dei libri di lettura per gli studenti scelti dal Dipartimento di Italiano per l’a.a. 2007-8
Viviana Trevi (Dip. Di filologia Francese e Italiana)
L’isola di Arturo, di Elsa Morante, Novecento, di Alessandro Baricco
Il bar sotto il mare, di Stefano Benni,
Un filo di fumo , di Andrea Camilleri,
Donna di Porto Pim, di Antonio Tabucchi – e altro.
Un viaggio per mare nella narrativa italiana contemporanea.

26 OTT

Ore 18
“Com’è profondo il mare”
Il mare nella musica leggera italiana
Angelo De Castro (Centro Leopardi)
La forza ispiratrice del mare nella canzone italiana.

ALTRI FILM CICLO CINEMA ITALIANO

30 ott. Mediterraneo;

6 nov.
Sapore di mare

13 nov.
Ferie d’agosto
(sempre ore 18)

I film saranno brevemente presentati dalla Prof.ssa Viviana Trevi, lettore di Italiano del Dipartimento di Filologia Francese e Italiana

Le proiezioni si terranno nella Facoltà di Filologia – aula S02

domenica 14 ottobre 2007

I mali del mondo

Religione,Egoismo,Omertà,Ignoranza

Questi sono i mali dell'mondo.
La religione, la religione è il paraocchi della comunità, è ciò che sta tra l'ignoranza e la sapienza, st. pietro blocca da secoli l'andamento della cultura, è questa che non ci permette di studiare le cellule staminali e di salvare miglioni di vite che tiene le briglie allo Stato Italiano, i politici sono impotenti difronte al potere e alla suggestione generale della la popolazione, sono inermi. Non mi resta altro che sperare che st. pietro crolli (metaforicamente).

L'egoismo, se ognuno di noi guardasse nel proprio cuore, se i politici pensassero davvero al bene comune, se fossimo tutti cittadini del mondo, e non ci fermassimo al volere del nostro ego, ma avvessimo una veduta cosmopolita, il mondo sarebbe un posto migliore dove vivere, se George Bush, l'uomo più potente del mondo, non pensasse ai propri interessi, se... senza l'egoismo che è un po' in tutti noi allora....

Omertà, oggi un fruttivendolo in Sicilia ha ceduto, si è inginocchiato difronte i suoi aguzzini è ha dato il pizzo, oggi un muratore ha assistito a un delitto mafioso ma la paura non gli ha permesso di fare la scelta giusta, oggi diversi milioni di persone si sono arrese sono state zitte, il terrore ha avuto la meglio, questa è l'omertà.

L'ignoranza, bambini in colombia si sono venduti, hanno venduto la loro innocenza per un pezzo di pane per la famiglia, se solo quei bambini avvessero avuto la conoscenza dalla loro, se avvessero saputo che hanno dei diritti che hanno una scelta, donne in brasile si stanno svendendo se solo avvessero un'istruzione avrebbero un diverso destino...

giovedì 11 ottobre 2007

Occupare casa, un diritto?

Occupare case non è reato
ma la povertà giustifica?

Secondo una sentenza della Cassazione occupare una casa popolare, in caso di grave indigenza, non è reato. La maggioranza parla di un segno di civiltà, mentre a destra si grida all'esproprio proletario. Ma se lo Stato chiude gli occhi davanti a un'occupazione abusiva, è un passo avanti in termini di giustizia sociale o rischia piuttosto di essere un'istigazione all'illegalità?
(Protesta contro uno sgombero e a Napoli)

L'occupazione abusiva di una casa popolare da parte di un indigente non è reato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione accogliendo il ricorso di una donna, single con un figlio a carico, condannata dalla Corte d'appello di Roma a una multa di 600 euro, per avere occupato una casa di proprietà dell'Istituto autonomo case popolari (IACP).

La sinistra plaude alla sentenza, definita dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, "un punto fermo di grande civiltà nei diritti sociali delle persone", e Rifondazione propone di regolarizzare per legge le occupazioni per i più poveri. Di contro, la Cdl parla di "istigazione all'illegalità", la Lega grida all' esproprio proletario e Tiziana Maiolo, assessore alle Attività produttive di Milano, lancia l'allarme: "Prepariamoci a migliaia di occupazioni abusive da parte di rom nullafacenti". Intanto, le famiglie in attesa dell'assegnazione di un alloggio popolare in Italia sono 400mila e il fabbisogno, secondo i sindacati degli inquilini, arriva a un milione. Voi come la pensate? In casi estremi la povertà giustifica un reato o l'illegalità non è mai ammissibile?
(27 settembre 2007)